Quei veleni sotto terra

Campania, l`incubo dei rifiuti radioattivi

Ritrovati a Casal di Principe rifiuti radioattivi nascosti dalla camorra
19 settembre 2013 - Raffaele Nespoli
Fonte: L'Unità

I pentiti parlano e i rifiuti emergono. Carabinieri e vigili del fuoco hanno portato alla luce numerosi fusti di fanghi, forse radioattivi, nascosti per vent'anni dalla camorra nella zona di Casal di Principe. Uno smaltimento illegale e pericoloso per la salute degli abitanti.
NAPOLI Quasi come se ad ispirare la realtà ci fosse il copione di Gomorra, la terra di Casal di Principe sta restituendo parte dei veleni che la Camorra ha sotterrato in un ventennio di scempi e connivenze. È bastato scavare in uno dei comuni già indicati dal pentito Carmine Schiavone per ritrovare fusti di fanghi, forse radioattivi, lasciati a marcire per anni nelle viscere della terra. La vita di centinaia, migliaia di persone, in cambio di denaro. Perché è questo il business dei rifiuti tossici, è così che i clan hanno fatto affari per anni con le grandi indu strie de) Nord. Ma la «monnezza», aveva detto Schiavone in una delle ultime apparizioni in tv «arrivava anche dalla Francia e dalla Germania». Solo l'ennesimo tentativo di fare notizia, secondo alcuni. Altri invece dell'esistenza di quei fusti tossici ne sono sempre stati certi. Martedì ogni dubbio è stato fugato, il vaso di Pandora è stato scoperchiato e ora, finalmente, sarà impossibile girare la testa dall'altra parte. A fare la scoperta sono stati i carabinieri e i tecnici dell'Arpac, che con i vigili del fuoco di Caserta hanno portato a termine un sopralluogo su un terreno nei pressi di via Sondrio (Casal di Principe). Sono andati a scavare lì perché anche un altro pentito, non più solo Schiavone, ha rivelato nomi e luoghi. Uno scavo che è arrivato sino a nove metri, tanto è servito per trovare quei fusti corrosi e maleodoranti. Ora i fanghi industriali di Casale saranno sottoposti a controlli per accertare se siano o meno radioattivi. Perché al momento anche un'ipotesi tanto allarmante può essere esclusa. Ieri, intanto, le ruspe sono tornate in azione. Ancora una volta pareva di essere sul set del film Gomorra. Altre due buche, altri fusti tossici. I tecnici hanno prelevato alcuni campioni d'acqua da una falda rintracciata a 12 metri, ma serviranno giorni prima di poter avere i risultati delle analisi. L'unica cosa certa è che c'è ancora molto da dissotterrare per portare alla luce la verità. Uno degli aspetti agghiaccianti della vicenda è che la zona di scavo si trova a pochi metri di distanza da una ludoteca che ogni giorno accoglie decine e decine di bambini. Ieri però non c'è stato spazio per i giochi. La struttura, proprio in vista dell'operazione è stata chiusa. Agli occhi di passanti e curiosi si è presentato uno scenario surreale. Per evitare ogni possibile contaminazione i tecnici a lavoro erano infatti muniti di maschere e tute isolanti. Difficile anche solo immaginare l'effetto di quelle sostanze per la salute umana. Eppure di cave della morte e di fusti tossici ce ne sono molti altri, stipati sotto metri di terra in luoghi ancora da sondare. Nella terra dei roghi tossici (per Legambiente 6mila negli ultimi venti mesi) lo sanno tutti che la Campania è stata usata come una discarica per anni, ed è per questo che l'unica domanda che continua a passare di bocca in bocca è «che aspettano?». Sì, la gente che continua ad ammalarsi, tutti quelli che hanno sepolto amici e parenti divorati dal cancro, se lo chiedono incessantemente. E si chiedono anche perché si proceda a piccoli passi, quando è chiaro che ci sono interi comuni nei quali servirebbero delle serie opere di bonifica. Certo, una volta che si inizia a scavare bisogna essere pronti, qualsiasi cosa venga fuori. Voltare la testa dall'altro lato non servirà cer to a far sparire il problema. Ne è convinto Simone Valíante, responsabile nazionale ambiente del Partito democratico, per il quale «troppi ritardi e omissioni che durano da tanti anni non sono tollerabili. Il governo deve intervenire con un provvedimento ad hoc per avviare da subito un'attività di bonifica dei terreni interessati, nonostante l'apprezzabile impegno del ministro Orlando per la mappatura dei siti inquinati. Il governo deve fare la sua parte e subito, avviando un'attività di bonifica accurata e attenta». Valiante chiede insomma «un intervento governativo, perché finora si è perso troppo tempo e i cittadini campani chiedono verità e rimedi».

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