Il lavoro Si allarga il fronte delle ricerche: spunta una terza area sospetta

Rifiuti e veleni, le ruspe scavano scoperto un cimitero di amianto

Casal di Principe, primi divieti: no all'acqua dei pozzi privati
19 settembre 2013 - Lorenzo Calò
Fonte: Il Mattino

CASAL DI PRINCIPE.L'odore acre della terra inalata tí assale appena imbocchi la provinciale per Villa litemo, dove un dedalo di strade laterali s'incrocia tra via Sondrio e via Isonzo. È qui che il pentito Luigi D'Ambrosio, ultima in ordine di tempo delle «gole profonde» negli anni scorsi al servizio dei Cas alesi, ha raccontato che sono state nascoste, tombale in profondità, tonnellate di rifiuti di ogni genere. Tutto avveniva negli anni Novanta. Oggi gli scavi non si fermano. Anzi, raddoppiano e nei prossimi giorni verranno estesi anche a un terzo appczzamento. Si va avanti con le ruspe e le pale meccaniche. Siamo al terzo giorno di attività con almeno trenta persone impegnate tra carabinieri, vigili del fuoco, unità speciali dei Noe e del Nucleo antì-contaminazione nucleare-biologica-chimica-radiologica (Nbcr), personale delTArpac e dell'Asl. Anche ieri le dune di terra ammassata hanno vomitato sostanze «compatibili» con scarti di lavorazione industriale, pezzi di cemento e ferro, persinò rottami di eternit. Ed è proprio sul rischio amianto che ora si stanno concentrando gli accertamenti dell'Arpac che ieri ha effettuato altri prelievi. Dunque a snervare potrebbe essere l'attesa: quella cioè di conoscere il responso delle analisi per comprendere il reale tasso di tossicità delle sostanze recuperate, per capire fino a che punto la mano della camorra ha avvelenato l'esistenza di chi abita qui. Ma non è tutto. Con i bracci meccanici si è portato lo scavo fino a circa 12 metri di profondità: raggiunta la falda acquifera e prelevati alcuni campioni d'acqua. I primissimi rilievi escludono l'ipotesi - pure paventata nel rincorrersi concitato delle ore - che potesse sussistere il rischio di contaminazione da mercurio. Ma la guardia non va abbassata. «Per ora confermiamo l'assenza diradioattività ed esalazioni chimiche», dicono ivigili del fuoco. Ma nei giorni della paura l'attenzione si concentra sulle misure da adottare a tutela della salute pubblica. E cosi ieri, con due diverse ordinanze, il commissario prefettizio Silvana Riccio (alla guida dell'ente dopo l'ennesimo scioglimento per infiltrazioni mafiose) ha disposto la sospensione sine die del mercato settimanale che si tiene proprio aridosso delle aree di scavo. Il secondo atto riguarda invece «il divieto assoluto di utilizzazione dell'acqua proveniente dai pozzi privati è scritto nell'ordinanza - divieto peraltro già in vigore dal 2011 in base ad analisi dell'Arpac. D'intesa conia Regione, gli uffici tecnici procederanno contemporaneamente a pianificare, attraverso un apposito progetto, tutte le operazioni necessarie per far in modo che ai cittadini sprovvisti di utenze idriche sia garantito l'allaccio all'acquedotto. Contestualmente, dal prossimo lunedì, saranno avviate da parte dell'Arpac le operazioni di analisi attraverso prelievi dai pozzi». Strana storia, questa dell'acqua a Casal di Principe. Negli anni scorsi fu persino una nota del Dipartimento Usa a mettere in guardia i cittadini americani residenti nell'Agro aversano (in par- acolare nell'area di Gricignano): «Traslocate se potete, l'acqua è inquinata». Qualche settimana fa, un'accurata discovery voluta dalla stessa Riccio, ha confermato come «afare acqua» fossero stati i controlli inesistenti svolti negli anni passati: centinaia di utenze fantasma e allacciamenti più o meno abusivi. Una situazione paradossale se non fosse, a suo modo, dolorosa. E dire che il bilancio comunale (c'è la procedura di dissesto), nelle previsioni aggiornate a inizi settembre, prevede un gettito (presunto) di 974.750 euro dei quali 294.514 destinati alle spese di depurazione. Sarà una task force a tenere informato direttamente il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando. «Ma è meglio prepararsi al peggio», confida con un gioco di parole un investigatore. Occhi puntati sulle dichiarazioni messe a verbale dallo stesso D'Ambrosio sulle quali sono in corso i riscontri da parte del pool di magistrati della Dda che sta coordinando l'inchiesta. Ecco perché già da ieri sera, dopo aver scavato per otto ore nel primo campo indicato dal collaboratore di giustizia come cimitero dei veleni, le ruspe sono state trasferite nel ter reno a fianco. Per poter passare i mezzi meccanici hanno dovuto farsi largo sbancando cumuli di rifiuti lasciati lì a cielo aperto: veleni sotto, immondizia in superfide. L'area, di proprietà della Curia di Aversa, era già stata «visitata» dalle forze dell'ordine nel novembre del 2011. Nella circostanza fu il super-pentito Cannine Schiavone, a indicare la presenza di sostanze tossiche interrate. Finì con una denuncia per lui e per un suo familiare. Due giorni fa, occultato in un'auto dei carabinieri, anche D'Ambrosio ha confermato senza però aggiungere particolari sulla provenienza di quella melma. All'epoca dei fatti - ha ricordato - era solo un operaio; più tardi salì di ragno e passò a fare à autista del figlio del boss finendo poi invischiato in una storia di estorsioni. Ma il pentito è andato anche oltre: rifiuti interrati si troverebbero pure in un terzo terreno, attiguo, già sottoposto a sequestro. Si scaverà anche lì. Ma si parla di imminenti provvedimenti della magistratura: sigilli all'intera zona. In attesa della bonifica.

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