Prime conferme alle rivelazione del pentito Carmine Schiavone

Casal di Principe sotto choc: trovati i rifiuti della camorra

Una ventina di fùstì tossici interrati in una zona vicina a una ludoteca per bambini
Le ruspe sono scese fino a dieci metri: otto ore di lavoro ma si prosegue
I vigili del fuoco dei reparti speciali operano con le sonde a 17 metri dove sono stati ritrovati i fusti
18 settembre 2013 - Lorenzo Calò
Fonte: Il Mattino

CASAL DI PRINCIPE Le case più vicine sono a una distanza di circa dieci metri dall'area di scavo. È qui, m via Isonzo, che da ieri su ordine dellaProcura di Napoli i vigili del fuoco, assistiti dai carabinieri, stanno sbancando il terreno. Le due ruspe sono scese fino a nove metri di profondità, oggi andranno ancora più giù, intor no ai 10-12. Sotto c'è la falda acquifera ma quello che è stato trovato mette già i brividi. Scarti di lavorazione, fanghi industriali sepolti in una zona franca dove il clan dei Casalesi faceva sparire veleni e rifiuti di ogni tipo. E, per di più, di fronte e' è pure una ludoteca.
Le case più vicine sono a una distanza di circa dieci metri dall'area di scavo. È qui, in via Isonzo, l'arteria che da sulla provinciale per Villa Litemo, che da ieri su ordine della Procura di Napoli i vigili del fuoco, assistiti dai carabinieri, stanno sbancando il terreno. Le due ruspe sono scese fino anove metri di profondità, oggi andranno ancora più giù, intomo ai 10-12. Sotto c'è la falda acquifera ma quello che è stato trovato mette già i brividi. La Dda parla di «residui di materiale metallico e fangoso, di natura da determinare, che non risulta radioattivo». In soldoni, scarti di lavorazione, fanghi industriali sepoltì in un'area che negli anni scorsi non aveva ancora subito l'impatto della cementìficazione selvaggia. Una zona franca, in- somma, dove il clan dei Gasatesi faceva sparire veleni e rifiuti di ogni tipo. Hanno scavato per oltre otto ore: trenta uomini con tute e mascherine assistiti da personale dell'Asl e dell'Arpac e da unità speciali inviate dai Noe e dal nucleo Nbcr dei vigili del fuoco (gli stessi che effettuano le verifiche in caso di allarme antrace). Died i prelievi eseguiti: sui campioni si è in attesa degli esami. Se ne saprà di più tra arca sette-dieci giorni. Per orale certezze sono due: non ci sono tracce di radioattività ne di esalazioni chimiche ma l'area resta ad alto rischio di contaminazione. E, per di più, di fronte c'è pure una ludoteca che i titolari hanno pensato bene di chiudere mentre quelle voragini continuano a vomitare fanghiglia e frammenti ferrosi, liquido melmoso con venature bluastre, probabilmente i resti di fusti tossici. Quanto basta, insomma, per avallare i sospetti scaturiti dalle rivelazioni di un nuovo collaboratore di giustizia. Non ha saputo indicare però, il pentito, da dove sia giunta quella marea di veleno; eppure sarebbe stato lui a guidare la pala meccanica che ha preparato il terreno. È questo l'ultimo dei tasselli di un infinito puzzle dell'orrore: m passato sarebbe stato il neo-collaboratore di giustizia a «lavorare» per il clan capeggiato dal boss Schiavone, prima di finire a sua volta invischiato in una storia di estorsioni. Ha riempito pagine di verbali per sottolineare come lì sotto sia stato nascosto, a partire dagli anni Novanta, il carico di venti camion. Sono due i punti di origine delle dichiarazioni su cui stanno indagando i pm della Dda Gonzo, Landolfi e Sirignano, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco: quelle rese da Luigi d'Ambrosio, ex autista di Carmine Schiavone (figlio del capoclan) e da Raffaele Maiello. L'altro Cannine Schiavone, il super-pentito (cugino del boss), da un paio di settimane sta raccontando con dovizia di particolari il grande business dei rifiuti gestito dalla camorra. Proprio il super dichiaran- te, due anni fa, si beccò una denuncia dalla polizia che era andata a scavare in un campo - un tempo appartenuto alla Curia di Aversa dove, guarda caso, furono trovati interrati fusti di materiale fangoso. Quel campo è confinante con la zona dove si sta intervenendo ora. L'area appartiene a una società immobiliare riconducibile ai Passarelli; in mezzo c'è un altro appczzamento, già sotto sequestro giudiziario. A meno di mezzo chilometro sorge il Teatro dellalegalità, realizzato in un bene confiscato, dove appena due giorni fa il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza ha inaugurato l'anno scolastico. È un po' la metafora atroce di una terra maligna che avvelena i suoi figli e cancella il futuro. Ma la storia, purtroppo, non è nuova. Questi stessi terreni hanno già restituito, negli anni scorsi, quintali di rifiuti sepolti nel passa to . Era il luglio del '98 e le struggenti cartoline dalla «Terra dei fuochi», grondanti dolore e terrore, non erano ancora state scritte. Ieri le associazioni ambientaliste hanno parlato di «bombe inquinanti», il viceministro all'Interno Bubbico di «ennesimo sfregio» mentre il ministro dell'Ambiente Orlando promette urgenti bonifiche e una mappatura dell'Ispra. Eppure tutt'intomo si avverte un clima di gelido silenzio. Un investigatore ha confidato: «Siamo pronti, se necessario, a fronteggiare eventuali cortei di protesta, non possiamo negare alla gente il diritto di mani festare». La zona è stata chiusa, presidiata dai carabinieri: qui domani dovrebbe svolgersi il mercato rionale. Ma non si è visto nessuno.

Powered by PhPeace 2.6.4