Settantamila no al biocidio

Settantamila volte no ai veleni Corteo lungo due chilometri

Sono scesi in piazza incuranti della pioggia battente: in yornila, ieri, hanno sfilato a Napoli, da piazza Mancini fino a piazza del Plebiscito, per dire no al «biocidio», chiedere subito le bonifiche, spegnere i roghi tossici, «ricordare i morti ed assicurare un futuro ai bambini». Don Patriciello accusa: perché Confindustria non è qui in piazza?
17 novembre 2013 - Luca Marconi
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
NAPOLI — II «Fiume in Piena» che scorre dalla Stazione a Palazzo Reale comprende anche Taranto, c'è anche l'Abruzzo, e c'è anche Brindisi coi suoi striscioni. Anche qui, bambini ammalati e malformati e tanti veleni. In particolare le mamme brindisine di «Passeggino Rosso» hanno una storia che vale da chiave universale per spiegare il corteo che ha riempito la city del capoluogo campano: già preoccupate del polo chimico, della discarica Micorosa e della centrale a carbone, ora, malgrado siano zona Sin (attenzionata per i veleni) devono preoccuparsi di tré inceneritori m arrivo: uno per i rifiuti urbani, uno per gli speciali, l'altro per i fanghi reflui. Sembra Acerra, invece è Brindisi. E al centro della questione non ci sono i rifiuti urbani, ma un'altra chiave di volta comune ai 44 siti Sin d'Italia (che comprendono Terra dei Fuochi): i rifiuti sono oro quando sono speciali, industriali, scorie. La Campania non fa eccezione col resto del Paese. Ed ecco perché ieri hanno marciato nel capoluogo almeno in settantamila. Tra i più arrabbiati al corteo mai così tranquillo e pacifico, i medici volontari dellisde, con Gaetano Rivezzi e Antonio Martella a difendersi dall'ennesimo attacco subito a mezzo di un quotidiano «inceneritorista», dicono: «Spesso per rassicurare si cita il mediocre studio Sebiorec sui residenti di Terra dei Fuochi, assolutamente insufficiente a valutare gli effetti dell'avvelenamento ambientale — sbotta Martella — ed è costato 250 mila euro contro i 30 milioni spesi dagli americani per mettere al sicuro i suoi soldati: noi campani siamo trattati peggio delle bufale o delle pecore alla diossina, vogliamo analisi». «Serve una pagina nuova», dice il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello. E servono caratterizzazioni e mappatura dei terreni inquinati: «La Regione si muova» e salvi pure l'economia agricola, è l'appello corale. Sfila anche Angelo Ferrillo del sito La Terra dei Fuochi, come a dire: il movimento non ha fratture. Saltano coi 99Posse gli antagonisti e pure i No Tav. Spunta anche il sindaco de Magistris, un po' defilato, ma che aveva invitato i colleghi a partecipare coi Gonfaloni: «Partecipo da libero cittadino - dice, rispettando l'invito ad evitare passerelle -. Nessuno deve mettere il cappello sulla manifestazione, questo è il corteo dei cittadini, di tutti quelli che hanno la coscienza pulita. Noi stiamo provando a cambiare quel ciclo mortale ecomafie-inceneritori-cricche». Alla testa del corteo ci sono le gigantografie di Bassolino, Pansa, Bertolaso, Rastrelli, Catenacci e hnprota, per i manifestanti - scrivono sulle foto - tutti «Colpevoli di Biocidio». «Chi ha lasciato inquinare non deve governare le bonifiche», è il cartello portato in spalla da una ragazza. E il padre comboniano Alex Zanotelli spiega: «Il "decreto del fare" spodesta la Regione in materia ambientale, significa nuovi commissariamenti e saremo punto e a capo. Noi siamo in piazza dal 2006: per Serre, Giugliano, Lo Uttaro... oggi si ricomincia». Le "Mamme Vulcaniche" di Boscoreale allora precisano: «I rifiuti di Lo Uttaro ce li hanno portati a Terzigno, dove i nostri bambini, tutti, soffrono d'asma per l'aria fetida. Vogliono farle così le bonifiche? E troppe discariche tossiche non possono essere nemmeno messe in sicurezza, ma chi vogliono prendere in giro?». Ed ancora una mamma: «Non sappiamo cosa dobbiamo mangiare». D sindaco di Caivano, Antonio Falco, è teso quando spiega: «Dobbiamo sapere al più presto se i campi coltivati accanto a quelli dei rifiuti tossici interrati sono sicuri, o qui crolla tutto». E ancora lisde, con Martella: «Dieci milioni di tonnellate di scarti tossici smaltiti in Campania (report Legambiente) e qualcuno crede che non facciano male a nessuno». E ancora Rivezzi: «Vorrei sapere quanto è stato speso per ricerche scientifiche in Campania dal 2000 ad oggi e con quali risultati. Stiamo raccogliendo per nostro conto i dati su malattie e mortalità per i minori di 20 anni a Caserta: dopo il tumore del polmone abbiamo picchi di leucemie e tumori del sangue e cervello, tutte patologie correlabili alla pressione ambientale». Nella mischia si vedono anche Nino D'Angelo, il segretario nom Maurizio Landini, don Tonino Pálmese di Libera e il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Sei milioni di italiani - dice - vivono in aree a rischio tumori secondo l'Ambiente: Taranto, Brindisi, Gela, Milazzo... E lo Stato non applica il principio del chi inquina paga». Sfilano i comitati irpini contro le trivellazioni e quelli per l'acqua pubblica che strappano anche l'approvazione di de Magistris. In piazza ITJnipan distribuisce oltre tré tonnellate di pane dell'Avellinese e del Beneventano, residui genuini della Campania Felix. D governatore Caldero non c'è, ma a distanza, dalla sua pagina Facebook, manda a dire: «Avanti cosi, non ci fermiamo». E sull'allarme salute promette: «Non ci saranno più dati chiusi nei cassetti e tutto sarà pubblico e aggiornato». E il segretario campano della Cgil, Franco Tavella: «Si raccolgano con rigore ed urgenza le istanze ambientali sottolineate dall'imponente manifestazione». Per i roghi di Terra dei Fuochi potrebbe intervenire l'Esercito, o almeno c'è la disponibilità del Capo di Stato Maggiore Claudio Graziano, ieri a Napoli anche lui per il 226esimo anniversario della Nunziatella. Intanto il presidente dell'Ordine dei Medici di Napoli Zuccarelli dicendosi allarmato dalla «possibile contaminazione delle falde acquifere» annuncia «approfondite indagini». E fa effetto che sia l'Ordine, non l'Asl, ne l'Arpac, che si muova.
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