Giro di vite Ue sui traffici di scorie

La Commissione propone un nuovo regolamento per inasprire controlli e rafforzare ispezioni nei Paesi dell'Unione
12 luglio 2013 - Vincenzo R. Spagnolo
Fonte: Avvenire
DA ROMA Si chiama port hopping ed è l'espediente preferito degli esportatori illegali di rifiuti, che fanno transitare le proprie spedizioni negli scali delle nazioni Ue dove i controlli sono meno severi. I trafficanti di scorie tossiche sanno bene come alcuni Stati dispongano di efficienti sistemi d'ispezione, capaci d'individuare le spedizioni nei porti o nei luoghi di produzione e di raccolta, e altri invece no. Cosi, si stima che il 25% delle spedizioni di scarti tossici, scorie industriali e altri veleni dall'Europa verso Paesi in via di sviluppo di Africa e Asia avvenga m violazione delle leggi intemazionali. E diverse inchieste hanno mostrato come parte di quei rifiuti, una volta a destinazione, causi conseguenze per la salute delle persone e per l'ambiente. Ora però la Commissione Uè intende porre fine ai traffici, con la proposta di un regolamento (che il Parlamento e il Consiglio Uè potrebbero approvare entro l'autunno) per rafforzare le leggi dei 28 Stati Uè: «Contribuirà a ridurre la cattiva gestione e a garantire il trattamento adeguato dei rifiuti pericolosi, nonché il riutilizzo di risorse preziose», spiega il commissario europeo all'Ambiente, Janez Potocnik, che avverte: «È arrivato il momento di applicare controlli più severi in tutti gli Stati mèmbri. È questa la soluzione più adeguata per impedire agli esportatori che operano illecitamente di continuare ad approfittarsi dell'attuale sistema...». La Commissione punta a rafforzare la normativa in materia di ispezioni nazionali, per armonizzare i livelli di controllo in tutti gli Stati mèmbri, che dovranno effettuare regolarmente controlli su percorsi, orari e vei coli più usati dai trasportatori, per bloccare a monte le esportazioni illecite. Ciò potrebbe comportare risparmi e vantaggi economici diretti per gli Stati membri, evitando le spese di bonifica e reimportazione, ma anche impedire che materie prime di valore (minerali preziosi come cobalto e indio contenuti nei rifiuti elettronici) vadano perdute, favorendo il loro riutilizzo.
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