Prefettura Don Patridello: «Ma resta il problema della tracciabilità dei rifiuti industriali e delle imprese che evadono e avvelenano». Appello al Papa

Patto per la Terra dei fuochi

Bocci (Interni): «Chiusa la fase delle omissioni»
12 luglio 2013 - Elena Scarici
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Un patto per contrastare il fenomeno dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi è stato sottoscritto ieri dal Ministero degli Interni, Regione Campania, Anci, le amministrazioni provinciali, Asl e i comuni di Napoli e Caserta. Nel primo semestre del 2013 nella provincia di Napoli si sono verificati 815 incendi di rifiuti, 327 nella provincia di Caserta. Di fronte a questi dati drammatici e alle grida di allarme lanciati da Chiesa, società civile e cittadini, giunge finalmente una prima risposta. Il protocollo prevede un sistema di iniziative concrete rivolte a contrastare il fenomeno tra le province di Napoli e Caserta.
Le Prefetture di entrambe le città svilupperanno un piano di intervento per attuare controlli delle attività produttive (rivenditori di gomme, officine, laboratori tessili) che forniscono «materia prima per gli incendi». La Regione Campania, da parte sua, mette in campo 5 milioni di euro a valere sui fondi Fas che diventano immediatamente disponibili per le iniziative di contrasto del fenomeno. Attraverso dei bandi i fondi saranno poi trail sottosegretario le e si sferiti ai Comuni che dovranno dotarsi di un regolamento che assimili i rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani. L'Anas, la Regione, le Province effettueranno anche il monitoraggio della viabilità di competenza per individuare le presenza di cumuli di rifiuti. A supporto dell'operazione ci sarà il portale del Patto. Si chiama Prometeo e consentirà un'informazione costante e aggiornata. Verrà inoltre attivata una task force composta da polizia provinciale e municipale con compiti operativi sovracomunali. «Oggi archiviamo le omissioni», ha detto il sottosegretario all'Interno Gianpiero Bocci. «Il protocollo è un punto di partenza e un esempio di buona politica e risponde al principio di sussidiarietà non solo verticale, tra istituzioni dello Stato, ma anche orizzontale, delle istituzioni e dei cittadini che si organizzano». Non ha usato mezze parole il cardinale Sepe. «Inquinare la terra e attentare alla salute delle persone, delle mamme, dei bambini, perché questi prodotti sono frutto di veleni nascosti, è un peccato che grida vendetta al cospetto  di Dio. I delinquenti che si macchiano di questo genere di crimini sono peccatori e non dovrebbero fare la comunione prima di essersi pentiti e confessati». Alla fine si è poi che augurato il patto non rimanga solo una firma. Duro commento anche da parte di don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano in prima linea contro i roghi tossici: «Per noi immondizia vuoi dire morte. Il protocollo è un primo passo avanti, ma il problema deve essere affrontato con altre armi. Bisogna impedire a questi rifiuti di entrare in Campania, tracciarli, esiste un problema che non si vuole affrontare relativo ai rifiuti tossici industriali: quello delle mille fabbriche di pellami e tessuti che lavorano in regime di evasione fiscale», il prete ha fatto sapere di voler esporre il problema anche al Papa. Soddisfatto, infine, l'assessore regionale all'Ambiente, Romano, che, sul versante dei rifiuti speciali, ha ribadito che «servirebbe un sistema normativo che limitasse quella che oggi è considerata la loro libera circolazione».

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