Rischio Vesuvio, secondo i nuovi piani saranno evacuati 38mila napoletani

27 giugno 2013 - Roberto Russo
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Adesso è ufficiale: nel malaugurato caso che il Vesuvio eruttasse anche a Napoli si dovrà procedere all'evacuazione preventiva di 38.400 abitanti, che si andranno a sommare agli oltre 300 mila dell'area dei paesi vesuviani. Gli abitanti sono una parte cospicua di quelli che risiedono nei tra quartieri orientali: Barra, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, che nella nuova mappatura del rischio Vesuvio lo scorso gennaio sono stati inseriti nella zona rossa. Ieri il consiglio comunale di Napoli ha approvato all'unanimità la delibera di giunta relativa al piano di emergenza elaborato dalla Protezione Civile. Adottando la «linea Gurioli», frutto di uno studio scientifico del 2010, la zona a rischio Vesuvio ha incluso anche parte del territorio partenopeo per un totale di i lymila abitanti. Con la collaborazione del Servizio Statistica, il Comune ha rivisto, sulla base delle particelle censuarie, i limiti proposti dalla linea Gurioli e individuato un'area, soggetta a evacuazione preventiva, con 38.400 abitanti. La deliberazione è stata emendata escludendo dalla zona individuata le aree non abitate. Ma cos'è la linea Gurioli? Si tratta di un nuovo modello scientifico di previsione dei flussi piroclastici e delle nubi ardenti conseguenti a un'eruzione vesuviana che la Commissione Grandi rischi ha ritenuto di dover adottare come modello di riferimento per l'evacuazione preventiva. Lo studio dal tìtolo «Piyroclastic flow ha2ard assessment at Somma-Vesuvius, based on the geological record» è stato elaborato da un gruppo di studiosi (L. Gurioli, R. Sulpizio, R. Goni, A. Sbrana, R. Santacroce) ha prodotto la cosiddetta «linea Gurioli» (grafico in aîto a destra) dal nome della vulcanologa Lucia Gurioli che ha curato l'elaborazione del modello dei flussi. Geovulcanologa esperta di flussi lavici, Gurioli è una ricercatriche italiana che vive e lavora in Francia, all'Università Biaise Pascal di Clermont Ferrand. Ad aprile, nel corso di un'intervista rilasciata al web magazine «Hyde Park», la dottoressa Gurioli ha fornito una serie di spiegazioni sul modello elaborato e sui possibili scenari eruttivi. A partire dalla riperimetrazione delle colate e dei flussi Ed ecco la spiegazione della nuova perimetrazione (tabella in alto a destra) fornita dalla scienziata: «La linea rossa delimita una zona ad alta frequenza d'invasione, che raggnippa le aree colpite da tutte le eruzioni che hanno comportato la formazione di nubi ardenti. La linea nera invece, delimita un'area leggermente più estesa che comprende una frequenza media di accadimenti invasivi. La "corona" asimmetrica tra la linea rossa e nera invece, indica una zona, dove almeno due eruzioni hanno lasciato in loco i loro depositi. Infine, si evidenzia l'area gialla, quella più estesa, dove si registrano i depositi da flussi scaturiti dalle imponenti eruzioni di tipo pliniano. Quest'ultime, ricordiamo, sono le più energetiche e distruttive prodotte dal Vesuvio. La zona gialla che si protende verso sud est — continua Gurioli — è quella che fu colpita dall'eruzione pliniana di Pompei del 79 d.C. Quella orientata a nord invece, fu invasa dai flussi della violenta eruzione di Avelline. Queste due aree racchiuse complessivamente e omogeneamente all'intemo della linea verde, furono flagellate da colate piroclastiche molto energetiche, caratterizzate da elevata mobilità. Eventi indubbiamente particolari che si sono manifestati solo due volte nell'arco dei 20.000 anni presi in esame». Come è noto la nuova zona rossa è stata ampliata: oltre ai 18 indicati già in zona rossa (Boscoreale, Boscotrecase, Cercóla, Ercolai Massa di Somma, Ottaviano, Poi na Trocchia, Pompei, Portici, Si t'Anastasia, San Giorgio a Cren no, San Sebastiano al Vesuvio, i Giuseppe Vesuviano, Somma 1 suviana, Terzigno, Torre Annum ta, Torre del Greco, Trecase), ranno ricomprese le circoscrizii di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio del Comune di Napoli, i Comuni di Noia, Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano e Scafati, e l'enclave Pomigliano d'Arco nel Comune Sant'Anastasia.

L'americano allarmista

Flavio Dobran, docente della New York University e ingegnere fluidodinamico prestato alla vulcanologia è uno degli scienziati più allarmisti. Un suo articolo, scritto qualche tempo fa, continua a rimbalzare su Facebook alimentando preoccupazione. Scrive Dobran: «All'improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944, esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l'intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani». C'è ancora incertezza sulla data, così come afferma lo stesso studioso.




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