Caldoro: sui rifiuti stop alle ideologie «L'inceneritore inquina meno»

Caldoro: inceneritore basta veti e pregiudizi

«Meglio delle discariche, si può fare lontano da Napoli»
22 giugno 2013 - Paolo Maniero
Fonte: Il Mattino

«Sul ltermovalorizzatore non hanno senso posizioni rigide. Se la provincia di Napoli ha già un termovalorizzatore ad Acerra, l'altro potrebbe essere fatto in un'altra provincia, che può essere quella di Salerno». Lo afferma, in un'intervista al Mattino, il governatore Caldoro. Reggia di Caserta, la proposta della soprintendenza unica? «Mi convince di più un sistema misto pubblico-privato».
«Diritti». Insiste molto su questo termine quando parla di trasporti e sanità, rifiuti e patrimonio culturale. «I diritti vanno garantiti ma rispetto a questi temi c'è un approccio sbagliato, troppo ideologico», dice il presidente della Regione Stefano Caldoro.
Tra rifiuti, disservizi nei trasporti, patrimonio culturale male e poco sfruttato, condono edilizio, è come se la Campania si trovasse sempre a rincorrere. C'è qualcosa che tiene insieme tutti questi casi? «Io parlerei di casa e non di condono, di mobilità e non di trasporti, di identità e cultura e non di patrimonio culturale, di bene pubblico e beni da smaltire e non di ciclo delle acque e di rifiuti. E ci aggiungo la sanità».
Qual è la differenza? «La differenza sta nel fatto che io parlo di diritti da garantire . Rispetto a questi temi troppo spesso c'è un approccio sbagliato, un approccio ideologico. La filosofia "rifiuti zero" per esempio non esiste al mondo e la mancata valorizzazione di beni come le acque crea diseconomie. È chiaro che l'acqua è un bene pubblico, ma gestirla costa e il pubblico spesso non ce la fa. Stesso discorso perla mobilità. Invece di puntare alla corretta sostenibilità è stato imbottito il sistema di posizioni ideologiche, linee per tutti, e alla fine quel sistema è esploso. Infine la casa: l'eccesso di vincoli ha prodotto un eccesso di illegalità».
Morale della favola? «La risposta ai problemi è tutelare i diritti, il diritto alla mobilità, il diritto alla salute, il diritto alla casa. Prendiamo la questione del condono. La riapertura dei termini del 2003, in linea con quanto ha previsto la Corte Costituzionale, è un diritto non un condono. E mi fa piacere rilevare che chi lo riteneva impensabile oggi stia rivedendo quella posizione».
È un diritto anche chiudere gli ospedali? «Va tutelato il diritto alla salute, eliminando gli sprechi e migliorando i servizi. Se tutto ciò significa chiudere ospedali aperti solo per ragioni politiche o che danno la sensazione di sicurezza solo perché stanno vicino casa, ebbene fi non puoi non intervenire. Lo stesso vale per i trasporti. Se il sistema non regge, devi fare una scelta, che nonsignifica tagliare ma garantire i diritti m maniera uniforme».
Veniamo ai rifiuti. Cosa fiará la Regione rispetto alle sanzioni della Ue? «Siamo preoccupatissimi ma sappiamo anche cogliere gli aspetti positivi. L'Europa ha riconosciuto i risultati raggiunti e non sono pochi. Non dobbiamo ritenere scontata la procedura di infrazione».
Per evitare le sanzioni bisogna applicare il piano. Ma su come farlo vi sono diversi orientamenti. Come se ne esce? «L'approccio giusto è tenere un profilo istituzionale perché è un problema che dobbiamo risolvere tutti insieme, compreso il governo. Il ministro Orlando ha affrontato subito l' argomento, lo ha fatto con grande responsabilità, con un profilo aperto al confronto. E ha già prodotto i primi provvedimenti».
Il sindaco di Napoli de Magistris non vuole il termovalorizzatore e spinge per un'altra tipologia di impianti: tre digestori anaerobici e uno di selezione manuale a freddo. Il termovalorizzatore va fatto? «Un sindaco, De Luca a Salerno, dice sì; un altro, de Magistris, non lo vuole».
Ma il presidente della Regione cosa dice? «Dice che dobbiamo essere tutti d'accordo e che non hanno senso posizioni rigide, i no pregiudiziali o i sì che non servono. Il consiglio che rivolgo a tutti è di fare la scelta più giusta senza posizioni ideologiche. Il problema va risolto come si fa in tutto il mondo e, come ci dice l'Europa, il ciclo dei rifiuti è uguale ovunque. Ora ragioniamo sul tipo di impianto che vogliamo fare e dove è più giusto farlo. Per esempio, se la provincia di Napoli ha già un termovalorizzatore adAcerra, l'altro potrebbe essere fatto in un' altra provincia, che può essere quella di Salerno ma anche un'altra ancora».
A Napoli città dunque non si farà? «Intanto va detto che la gara per il termovalorizzatore andò deserta, il che significa che il mercato non regge. Per il resto, il Comune ha chiesto alla Regione di poter utilizzare quella stessa area per un'impiantistica media, pe rla precisione impianti di selezione a freddo».
Impiantì che lei ritiene superati. «Non lo dico io, lo dice l'Europa che ha chiuso ovunque gli impianti di trattamento meccanico a freddo. Ai fini ambientali il termovalorizzatore è meno impattante».
L'altra nota dolente viaggia sui binari. L'altro giorno un treno della Circum è rimasto bloccato un'ora tra due stazioni. Come tutelare un servizio essenziale come i trasporti? «L'emergenza non nasce oggi. Per numero di personale e per tipologia di rete siamo, con il Piemonte, i più lontani dai costi standard e dunque rischiamo anche di più. Negli ultimi mesi abbiamo fatto un piano per la ristrutturazione del debito, un piano di avvicinamento ai costi standard e abbiamo previsto la copertura economica per permettere alle nostre società di fare partnership ed essere pronte a governare il sistema quando, finalmente, partiranno le liberalizzazioni».
Liberalizzazioni alle quali molti guardano con sospetto perché le ritengono l'anticamera delle privatizzazioni. «Liberalizzare non significa privatizzare e comunque non possiamo tornare alla statalizzazione del sistema, quello sì sarebbe il vero fallimento. I diritti costituzionali deve garantirli lo Stato ma nelle forme di organizzazione più libera possibile». Possibile che un'agitazione di pochi capitreno paralizzi il servizio? «Ð piano prevede una riforma. Da tré anni c'è il blocco del turn-over perché c'erano troppi dipendenti e ci vuole una riconversione del personale eccedente. È stato fatto un accordo con i sindacati confederali, pure i lavoratori hanno fatto la loro parte. Ora bisogna continuare con decisione».
Lei preferisce parlare di identità e cultura, ma la realtà è che il patrimonio culturale più che una risorsa talvolta appare un peso. Per la ReggiadiCaserta il ministro propone la sovrintendenza unica. Non si corre il rischio di creare una super-burocrazia? «Quella della sovrintendenza unica è una proposta che hanno sempre fatto tutti i ministri quando c'è qualcosa che non si riesce a gestire. Mi convince di più un sistema misto pubblico-privato. È questa la strada da percorrere e vale per Caserta quanto per Pompei. La priorità è garantire la fruibilità dei monumenti e che lo faccia un privato è meglio, tanto il pubblico nonio fa».
Ma come può succedere che 500 turisti restino fuori gli scavi di Pompei per la protesta dei dipendenti? «Quando il sistema è fuori controllo implode, basta un nulla per mandarlo in tilt. È successo a Pompei, ma è successo pure nei trasporti. Per questo, insisto, va aperta una stagione competitiva, concorrenziale, liberalizzatrice perla difesa dei diritti».
Per aprire questa stagione che ti po di interlocuzione serve con il governo? «Allo Stato non chiediamo soldi, semmai chiediamo di sbloccare le risorse del Cipe e del Piano di azione e coesione che sono già nostre. E chiediamo un modello di norme e procedure per spendere bene evelocemen te».

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