Nuova legge Prevista una diversa gestione. Già si litiga sul numero degli Ambiti territoriali a Napoli. L'allarme dell'amministratore della Sapna

Rifiuti, via le Province dentro i Comuni Tra un mese il cambio, si teme il caos»

1 giugno 2013 - Amgelo Lomonaco
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Il conto alla rovescia è partito, e anche le polemiche. A fine giugno, in applicazione della legge 26 del 2010, le Province campane usciranno dalla gestione del ciclo dei rifiuti e le competenze passeranno ai Comuni organizzati in ambiti territoriali ottimali (Ato). Con le Province perderanno le proprie competenze le società provinciali, che vanno verso la cancellazione. Ma il passaggio schiude la porta a molte incognite e proprio per questo è motivo di attrito tra chi quelle società le gestisce e la Regione, che dovrà fissare i termini della transizione e delineare il futuro assetto. «Il provvedimento era già pronto in aprile — dice l'assessore regionale all'Ambiente Giovanni Romano — e ne abbiamo illustrato i contenuti ai sindacati. Non l'ho ancora portato in giunta perché attendiamo le norme nazionali di accompagnamento per quanto concerne i dipendenti dei consorzi di bacino in liquidazione. La nuova norma avrà valore di programmazione per collocarne una parte nell'arco di tré anni, mentre altri andranno in cassa integrazione. I Comuni potranno assumere solo i lavoratori da assorbire, salvo i super-specialisti». In questo modo dovrebbe essere risolto il problema del futuro di centinaia di lavoratori. Ma in che modo e in che tempi avverrà la transizione dalle società provinciali agli Ato? E quanti saranno gli ambiti territoriali? «In ogni caso — spiega Romano — non ci sarà automatismo nel trasferimento delle funzioni gestorie. Ci sarà bisogno di almeno sei mesi. Ci sono varie ipotesi: da una norma nazionale che preveda una fase transitoria a un provvedimento regiona le che la consenta. Su questo sono all'opera gli uffici legislativi. Capisco che ci siano preoccupazioni, ma non è il caso di generare allarmismo. Aggiungo che nel frattempo le società provinciali non potranno interrompere il proprio lavoro, di sicuro fino al 30 giugno. Poi vedremo. Ma escludo che possa essere accolta la richiesta di mantenere le società fino a fine 2014. Rimarranno fin quando serve». E la nuova organizzazione, in particolare per Napoli? «L'ipotesi è che nella provincia siano istituiti tré Ato, con uno Stir ciascuno», risponde Romano. «Senza imporre modelli e calare niente dall'alto — aggiunge — il senso della legge è di dire ai Comuni che avranno il diritto-dovere di organizzarsi per raggiungere gli obiettivi che saranno fissati sui costi, la raccolta differenziata e tutto il resto. Saranno liberi di decidere come vorranno gestire rifiuti e anche se in una gestione unica o unitaria. Comunque sotto la propria responsabilità». I fondi? «La legge nazionale dice che il costo del servizio vada coperto con gli introiti della tariffa, stabilita da chi gestisce servizio. Insomma nessuna posizione ideologica, solo questioni tecniche ed economiche», conclude Romano. Proprio sul piano tecnico ed economico, tuttavia, Enrico Angelone, amministratore della Sapna, è perplesso. Innanzitutto il responsabile della società della Provincia di Napoli sostiene che non può essere una legge regionale a prevedere una transizione «diluita» nell'arco di sei mesi, cioè a regolamentare una legge nazionale. L'awocato Angelone nutre molti dubbi anche sulle ipotesi formulate in merito all'organizzazione del servizio: «Peí gestire un processo industriale — spiega — è meglio accorpare che frammentare. È la scelta che hanno fatto i Comuni di Milano e Brescia creando A2A, e i Comuni dell'Emilia Romagna che hanno fuso le proprie società nella Hera spa. Una grande azienda consente maggiore interscambio. Io credo che per i Comuni della provincia di Napoli sarebbe meglio formare un solo Ato. L'ipotesi in esame — continua Angelone — prevede che Napoli, Acerra e Caivano si servano dello Stir di Caivano. Tutti gli altri Comuni, in due Ato, conferirebbero negli altri due Stir, a Giugliano e a Tufino. Ma non sono convinto le quantità reali di rifiuti siano ripartite in modo da garantire efficienza e convenienza del servizio», bi effetti circa 1.200 tonnellate al giorno finirebbero a Caivano, forse troppe, mentre sarebbero 600 le tonnellate di rifiuti conferite quotidianamente in ognuno degli altri impianti, forse troppo poche. E l'aspetto economico va di pari passo, non solo nella gestione ordinaria. Partenope Ambiente, che gestisce lo Stii di Caivano, ha appena chiesto io milioni peí adeguare l'impianto alla biostabilizzazione, cioè per produrre frazione organica stabilizzata (Fos): sembra difficile che i Comuni di Napoli, Acerra e della stessa Caivano siano in grado di affrontare l'investimento.

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