La Corte Costituzionale dichiara illegittima la legge regionale che ne prevede l'istituzione

Registro tumori, no della Consulta La Corte: così il registro tumori prevede spese per nuovi uffici

«Nuovi uffici e personale in contrasto col piano di rientro»
La Consulta dichiara illegittima la legge della Regione Campania: «Le aggiuntive risorse umane in contrasto con il piano di rientro»
7 maggio 2013 - Angelo Agrippa
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — La Consulta torna a «bocciare» la Regione Campania. E lo fa con una sentenza che dichiara illegittima la istituzione del Registro dei tumori: accogliendo, quindi, il ricorso proposto dal presidente del Consiglio dei ministri.
La Corte Costituzionale ritiene, infatti, che l'apertura di uffici, con il conseguente potenziamento dell'organico, connessa all'attività del Registro dei tumori presso le aziende sanitarie locali della Campania, comporti una spesa aggiuntiva in contrasto con i vincoli del piano di rientro dai disavanzi della sanità. Non solo, secondo la Consulta il legislatore regionale ha operato, nel caso specifico, interferendo con le esclusive prerogative assegnate al commissario ad acta per il piano di rientro.
Ma vediamo nel dettaglio cosa contestano i giudici della Corte alla Regione Campania, la quale, peraltro, «sebbene ritualmente raggiunta dalla notificazione del ricorso — scrivono — non si è costituita in giudizio». Per la Consulta «le norme impugnate, prevedendo l'istituzione di nuovi uffici e soprattutto dotandoli di aggiuntive risorse strumentali, umane e finanziarie, si pongono m contrasto con l'obiettivo del rientro nell'equilibrio economico-finanziario perseguito con l'Accordo sul Piano di rientro e con il nano medesimo». E i giudici non si accontentano di rilevare il contrasto sul piano formale, ma accertano che «tale contrasto è reso palese, in particolare, dall'esistenza nella legge impugnata di uno stanziamento ad hoc: difatti, l'articolo 16, rubricato "norma finanziaria", "impegna risorse finanziarie, vinco late agli obiettivi di una gestione efficiente del registro tumori della Regione Campania, per complessivi euro 1.500.000,00 annui da versare alle Asl della Regione Campania per le attività di ciascun Registro Tumori provinciale e subprovinciale e del Registro Tumori Infantile, all'Irccs Fondazione Pascale per le attività del Centro di coordinamento ed all'assessorato regionale alla sanità per le attività del Comitato Tecnico-Scientifico, secondo gli importi percentuali di seguito indicati: a) gestione tre Registri Tumori subprovinciali di Napoli 10 per cento ciascuno; b) gestione Registro Tumori provinciale di Salerno 15 per cento; c) gestione Registro Tumori provinciale di Benevento 10 per cento; d) gestione Registro Tumori provinciale di Avellino io per cento; e) gestione Registro Tumori provinciale di Caserta 14 per cento; f) gestione Registro Tumori Infantile 12 per cento; g) attività del Centro di riferimento dell'Irccs Fondazione Pascale 6 per cento; h) attività del Comitato Tecnico-Scientifico 3 per cento". È questa disposizione, in particolare, che manifesta l'incompatibilità — censura la Consulta — con l'obiettivo di contenimento della spesa pubblica sanitaria perseguito con il piano di rientro: non è, infatti, l'istituzione in sé dei registri tumori, del centro di coordinamento e del comitato tecnico-scientifico, che merita di essere contestata. Lo stesso commissario ad acta — si argomenta, comparativamente, nella sentenza — con delibera del 14 settembre 2012 ha ritenuto di dover adottare un'analoga iniziativa, utilizzando però le strutture amministrative esistenti ed il personale in servizio; ed è significativo che abbia anche avuto cura di indicare l'esistenza di una pregressa e vigente copertura finanziaria per il funzionamento degli uffici in questione, precisando "che per le attività del presente decreto non sono previsti oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale"». Per quanto riguarda, infine, l'interferenza legislativa, si sottolinea come secondo la Corte «la semplice interferenza da parte del legislatore regionale con le ftinzioni del commissario ad acta, come definite nel mandato commissariale, determina di per sé la violazione dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione ed in particolare "ogni intervento che possa aggravare il disavanzo sanitario regionale avrebbe l'effetto di ostacolare l'attuazione del piano di rientro e, quindi, l'esecuzione del mandato commissariale».

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