LO SCANDALO IN ACQUA SOSTANZE «PRESUMIBILMENTE OLEOSE ED IRIDESCENTI» MA SOPRATTUTTO IDROCARBURI

I "tesori" della colmata tutti a mare

Sequestrata insieme all`area tematica 2, al parco dello sport e all`area tematica 1-Parco urbano. Il geotelo di protezione è lacerato, in più punti affiora. Barriera idraulica malfunzionante. Scandalo Cementir: ignoto l`esito delle operazioni prescrìtte
13 aprile 2013 - Rodrigo Rodriquez
Fonte: Roma

NAPOLI. Non solo i sigilli all`area tematica 2, al parco dello sport, alla`area tematica 1 Parco urbano. Se il mescolamento di sostanze altamente nocive con il terreno è alla base del meccanismo truffaldino e spiana la strada a un possibile disastro ambientale, non secondaria è la vicenda della colmata a mare, incredibilmente non rimossa, e la messa in sicurezza delle acque di falda. Insomma, il mare negato, oltre alla beffa del mancato ripristino della linea di costa. La colmata (sequestrata in uno con rimpianto di disinquinamento delle acque di falda nella disponibilità della Bagnolifutura) è una sorta di "buco" riempito con scarti di lavorazione delle attività industriali. I provvedimenti di sequestro dell`area ex Italsider si basano «anche e soprattutto sull`esistenza di un fondato e grave pericolo che i reati già perpetrati siano portati ad ulteriori conseguenze». Vale a dire: c`è una situazione di assoluto «ammaloramento» in cui versano le misure di sicurezza ed emergenza predisposte agli inizi del 2000. Il pm spiega: «Non sono assolutamente in grado di impedire la diffusione degli inquinanti ne in aria ne soprattutto nel mare». Significativi due sopralluoghi e i filmati girati dai consulenti tecnici: il geotelo sigillato, che serve ad isolare i materiali contaminati stivati nel corpo della colmata dall`ambiente subaereo, risultava in più punti affiorante e lacerato. Quindi il cattivo funzionamento della barriera idraulica: alcuni pozzi di reinezione scaricano in continuo sulla superficie della colmata (al di sopra del telo), i liquami provenienti dal depuratore, determinando così degli acquitrini circostanti ai pozzi. Ancora: la condotta di "troppo pieno", che dovrebbe funzionare solo in casi eccezionali, immette invece in continuo le acque provenienti dal depuratore a monte nella vasca di scarico in calcestruzzo e da questa direttamente in mare. In acqua arrivano anche «macchie di sostanze presumibilmente oleose ed iridiscenti». Ma soprattutto «rilevanti inquinanti cancerogeni, quali Ipa (idrocarburi policiclici aromatici) e Pcb (policlororobifenili). In più i sedimenti della vasca non sono stati mai analizzati negli anni ne dal laboratori Arpac né Ccta (il Centro interno della stessa società di trasormazione urbana). Di qui i diktat della Procura, nelle more della «doverosa» rimozione della colmata (ex lege 496/96), che riportiamo integralmente. «Entro sei mesi recupero di efficienza del complessivo sistema di sicurezza di emergenza già costruito nel 2002 e in parte implementato nel 2008, fondamentale per evitare la dispersioni degli inquinanti in aria o in acqua. Predisposizione ed attuazione - entro 30 giorni - di un sistema stabile e continuo di controlli di qualità sulle acque in ingresso ed uscita dal sistema depurativo. Eppoi, all`esito della rimozione, imposta una ridefinizione della messa in sicurezza permanente e l`attuazione del progetto di bonifica in senso lato della falda a valle idrogeologica dei terreni nella propria disponibilità». Un altro capitolo degno di attenzione è quello che riguarda la Cementir spa. Ministero ebbe a valutare il progetto di bonifica dei terreni. Si tratta di un`azienda, che per quello che è dato comprendere - si legge nell`ordinanza - non risulta interessata dalle dismissioni industriali affidate alla Bagnolifutura, ma che pure insiste nell`area in esame e, in conseguenza del massimo inquinamento dei propri terreni, inquina la  falda sottostante, recapitando in mare robuste dosi di inquinanti. «Orbene giova ricordare - scrive il gip - che allo stato non è noto quale sia l`esito delle operazioni prescritte alla Cementir; pare però innegabile che, al momento in cui fu progettato ed approvato il piano stralcio proposto dal Commissariato per le emergenze bonifiche, le acque del mare (e quindi i relativi litorali) risultassero ampiamente contaminate anche da tale fonte di inquinamento: ancora una volta, pertanto, risultava francamente privo di qualsivoglia logica immaginare un programma di bonifica dei litorali prima della eliminazione delle sue principali fonti inquinanti)».

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