«No al termovalorizzatore ecco il nostro piano-rifiuti»

Lo scontro Chiesto alla Regione di restituire a Palazzo San Giacomo l`area di Napoli est
Tra gli obiettivi: quello di chiedere all`Unione europea un sostegno finanziario inquanto «si tratta-spiega il vicesindaco Sodano - di un intervento che va nella direzione indicata dalla stessa Europa»
3 aprile 2013 - Luigi Roano
Fonte: Il Mattino

Ora c`è una delibera quadro con la quale il Comune dice no al tennovalorizzatore e dove si chiede alla Regione di restituire nella disponibilità dell`amministrazione l`area di Napoli est dove al posto dell`inceneritore andranno altri tipi di impianti del trattamento dei rifiuti. Un provvedimento che porta la firma del vicesindaco e assessore all`Ambiente Tommaso Sodano. La sostanza politica è che è lanciato il guanto di sfida all`ente di Santa Lucia e all`Unione europea. Palazzo San Giacomo vara il suo piano che dovrebbe strutturalmente risolvere il problema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti entro il 2015 - e boccia il sistema delle discariche e gli inceneritori. In loro luogo impianti di compostaggio e digestore anaerobico, ovvero impianti a freddo, da distribuire a Scampia, due nell`area est e un quarto nell`area occidentale tra Bagnoli e la conca di Agnano. Un comunicato firmato dallo stesso Sodano spiega come stanno le cose: «La giunta ha approvato una delibera quadro relativa alla localizzazione dei tré impianti per il trattamento della frazione umida (compostaggio). Oltre all`impianto di Napoli Nord, rispetto al quale si terrà a breve un incontro con le associazioni del territorio, che fa seguito a quello avuto già con la consulta ambiente e che presto vedrà la pubblicazione del bando, il secondo impianto sarà realizzato nella zona orientale, in precedenza destinata alla costruzione dell`inceneritore e per cui il Comune ha chiesto alla Regione l`affidamento del terreno. Per quanto riguarda il terzo, l`impianto sarà sito nella zona occidentale, dovel`area di realizzazione sarà indicata con maggiore precisione a seguito di un confronto con le municipalità interessate». La chiave di tutto è a est: «Nella zona orientale si legge ancora nella nota - è previsto anche un impianto di selezione meccanica a freddo affinchè, a regime, sia garantita l`autonomia della città all`interno di un ciclo virtuoso dei rifiuti. Si tratta di un altro importante passo compiuto da questa amministrazione, pur nelle note difficoltà finanziarie ereditate, per superare la logica dell`emergenza con interventi strutturali legati all`impiantistica e per offrire anche un contributo al sistema regionale. Un passo importante per il quale chiederemo alla Ue un sostegno finanziario, poiché si tratta di un intervento che va nella direzione indicata dalla stessa Europa».
A est il contenzioso con la Regione appare scontato. «Non è detto - attacca Sodano - altre proposte per l`inceneritore non ce ne sono state e non vedo perché dovrebbe arrivare un no alla restituzione dell`area. Che ha quella vocazione, di ospitare simili impianti. Del resto saranno costruiti dove già c`è il depuratore». Palazzo San Giacomo è fiducioso nel dialogo istituzionale con la Regione e confida nei buoni rapporti tra il sindaco e il presidente Stefano Caldoro. Ma ci si prepara anche a eventuali azioni giudiziarie, vale a dire ricorsi al Tar. Ma torniamo agli impianti: sulla carta il piano funziona, tuttavia non è affrontato il problema finanziario che è dirimente. Chi mette i soldi per costruire le strutture? E quanti fondi occorrono? Il digestore vale una quindicina di milioni, mentre gli impianti di compostaggio costano dai 50 milioni a salire. Servirebbero 160 milioni per rendere Napoli autonoma, una cifra ingente anche se di molto inferiore, di quanto costerebbe un termovalorizzatore che viaggia sui 400 milioni. Per quanto riguarda l`impianto di Scampìa il Comune si appresta avarare un project financing perché pare ci sia molto interesse degli imprenditori. Per l`area est invece si punta sulla Ue. A occidente il piano - così come la localizzazione precisa dell`impianto - è da definire. «C`è la concreta possibilità - conclude il vicesindaco - di finire il mandato del 2015 con tutti e quattro gli impianti funzionanti. Potremmo lasciare Napoli autonoma sul fronte dei rifiuti. Certo servono i soldi e noi li chiederemo perché è un diritto della città essere autonoma per non dipendere da nessuno non andare mai più m emergenza». 

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