Il caso L'assessore regionale all'Ambiente lancia l'allarme

Rifiuti, nuovo rischio crisi Romano: Comuni al collasso

«È sbagliata la natura stessa della Tares»
31 gennaio 2013 - Angelo Agrippa
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Lo spettro dell`emergenza rifiuti non abbandona la Campania, ma anzi di tanto in tanto si affaccia sempre più minaccioso. Ora, ad annunciare un nuovo rischio caos è l`assessore regionale all`ambiente, Giovanni Romano, il quale, in una nota, spiega che «incombe una nuova emergenza sul ciclo integrato dei rifiuti in Campania: questa volta non causata dalle criticità, che pur persistono per la mancanza degli impianti di trattamento e di smaltimento, ma dalle difficoltà finanziarie causate dall`assurda decisione del Governo e del Parlamento di far slittare al mese di luglio la riscossione della Tares, la nuova tassa che sostituisce la Tarsu e la Tia. Questa decisione, apparentemente assunta per andare incontro alle esigenze dei cittadini, in realtà finisce per danneggiarli ulteriormente oltre ad originare un inevitabile disastro ambientale. Perché dovranno pagare in sole due solu zioni e non in quattro rate (come avviene oggi) l`intera cifra e perché avranno costi maggiorati di almeno il 30% rispetto alla vecchia Tarsu per effetto della maggiorazione da applicare in base alla superficie dell`immobile posseduto». Per Romano «è sbagliata la natura stessa della Tares. Mettere insieme alla vecchia Tarsu un ulteriore balzello a carico dei cittadini definito solo sulla base della superficie degli immobili significa danneggiare quei tanti comuni che hanno introdotto meccanismi premiali per far pagare di meno coloro che si impegnano a differenziare di più. Così come strutturata, la nuova tassa scoraggia il miglioramento della raccolta differenziata. Chi l`ha ideata, inoltre, non ha tenuto in alcun conto le specificità della nostra regione dove, per effetto della ultra decennale emergenza, il costo del servizio deve essere totalmente coperto dalla tassa e dove vige ancora una legge speciale, la legge 26 del 2010, che obbliga i comuni ad accreditare gli incassi della tassa rifiuti su un conto corrente dedicato. In altri termini, i costi del servizio rappresentati dagli stipendi degli operai adibiti alla raccolta dei Consorzi di Bacino e degli altri gestori, i costi del trattamento negli STIR sostenuti dalle società provinciali ed i costi di smaltimento finale possono essere pagati solo con i soldi incassati dalla tassa e accreditati sul conto corrente dedicato. I Comuni non possono utilizzare le altre risorse del proprio bilancio per pagare i costi dei rifiuti perché la legge lo impedisce e questo, quindi, può generare una paralisi del sistema. Gli enti locali, infatti, incasseranno solo nella seconda metà dell`anno le somme occorrenti per pagare il servizio dei rifiuti e gli altri servizi legati alla manutenzione del patrimonio così come stabilisce la legge istitutiva della Tares». Insomma, è prossimo il blo totale del sistema. Tra l`altro, oggi, il mancato incasso del to dei ruoli Tarsu, a causa dell`eva ne e della morosità, ha caus per i Comuni campani un det che si avvicina a 800 milioni di ro, perlopiù dovuti ai Conson alle società provinciali che a 1 volta hanno debiti per oltre milioni di euro. Da qui, le le prò ste di Romano al Governo: «Me fica immediata della Tares per tornare alla Tarsu e ridurre il p fiscale sui cittadini 2. bnpignon lita dei fondi comunali destinât servizio rifiuti per consentire rè lari pagamenti dei gestori del s vizio (primo fra tutti i consorzi Cartolarizzazione dei residui at Tarsu non incassata negli anni r cedenti per reimmettere liquk nel sistema». Angelo Agrip Le proposte e le critiche «Prima rata a luglio, gli enti locali si ritroveranno senza soldi. Meglio tornare alla Tarsu»

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