Il Comune affida e non mette un euro Un privato adotta i giardini

Bonifica con i fondi privati «Ecco il Castello liberato»

Il Maschio Angioino ripulito dalla società dei bus turistici
9 gennaio 2013 - Pietro Treccagnoli
Fonte: Il Mattino

Era uno dei peggiori biglietti da visita della città. Vera pacchia per i turisti alla ricerca della zella napoletana. Di monnezza e degrado sotto uno dei monumenti-simbolo di Napoli, il Maschio Angioino, proprio di fronte agli zaristi Cavalli di Bronzo, ne potevate trovate quante ne volevate. Sulle aiuole terrazzate che salgono verso le torri nere e l`Arco di Trionfo di casaAragona c`erano cartoni, passeggini sfasciati, coperte, mucchi dibottiglie di plastica, di birra e di superalcolici, rifiuti organici e inorganici e, ammacchiate in fondo, un piccolo accampamento di tende di senzatetto. Ora tutto questo non c`è più. Ecco a voi il Castello Liberato che al sindaco Luigi de Magistris non è costato un centesimo, un semplice affido. Dopo mesi e mesi di richieste e denunce al Comune, affinchè rimettesse in sesto questo spicchio della città d`arte, restituendogli dignità ci ha pensato la società dei bus turistici, la City Sightse- eing, che proprio nello slargo ha il suo capolinea principale e che già dall`estate scorsa aveva cominciato a martellare Palazzo San Giacomo per porre fine a un`indecenza che, grazie alle foto scattate dai forestieri, stava facendo il giro del mondo. In risposta, per lungo tempo, il silenzio assordante, giustificato dalle casse vuote. Non è che ci volessero tanti soldi, però. Poi, qualcosa si è mosso. «Per riabbellire e pulire abbiamo investito lOmila euro» spiega l`ingegnere Antonietta Sannino, amministratore delegato della società dei bus rossi a due piani. In pratica hanno adottato Largo di Castello accollandosi pure la spesa di altri mille euro mensili per tenere pulita l`area. Così, poco prima di Natale, sono cominciati i lavori per unapavimentazione speciale con gli storici sanpietrini nell`area dove prima e` era una pompa di benzina. È stato ripristinato l`impianto di irrigazione, sono stati messi dei cestini per irifiuti. I terrazzamenti risistemati con l`innesto di terreno, siepi, prato, alberi e anche fiori, laddove cresceva solo la malerba della spazzatura. È una parabola da manuale, poco praticata a Napoli, nella quale il privato fadaséperunbenecomune. Sonostati messi persino i classici cartellini che invitano a non calpestare le aiuole: strano a dirsi, sembrano dare ai viaggiatori il «benvenuti in Europa». Con il simbolo del Munidpio, ovviamente non manca l`indicazione del mecenate verde che ha messo mano alla tasca. «Abbiamo voluto adottare questo angolo della nostra città perché ci sembrava giusto ripulire e rilanciare l`immagine di una delle piazze più conosciute e frequentate di Napoli» aggiunge la Sannino. «Non si poteva mostrare uno spettacolo indegno alle centinaia di turisti che ogni giorno si fermano per chiedere informazioni, fare il giro turistico con i nostri mezzi o, semplicemente, passano per raggiungere il Maschio Angioino, Palazzo Reale, Teatro San Carlo, piazza del Plebiscito. Abbiamo deciso di investire a vantaggio dell`immagine turistica, occupandoci anche dellamanutenzione ordinaria e straordinaria dello spiazzo». E il Comune? Aparte l`affidamento, di fatto, si è limitato a dare una mano per togliere i rifiuti più ingombranti. Per i prossimi giorni è prevista un`inaugurazione pubblica e ufficiale con rappresentanti della giunta comunale. Un modo per mettere il cappello su un`iniziativa privata? «A noi non interessa fare polemiche» sottolinea l`ad di City Sightseeing. «OGnuno fa la sua parte, noi abbiamo fatto la nostra. Non vogliano dare lezioni a nessuno, ma ci piacerebbe che iniziative del genere si moltìplicassero». Magari con una collaborazione più fattiva e stretta degli enti locali. «Sarebbe meglio» insiste la Sannino. Intanto, a suo modo, un bei ceffone morale alla lentezza e alla sordità della burocrazia amministrativa l`ha data. L`importante è non ritrovarsi punto e a capo. «Proprio per questo abbiamo investito anche nella sorveglianza e nella manutenzione». Parole magiche, ma sconosciute nel triste parallelo di Napoli. 

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