Processo Carosello Trenta imputati, in aula applausi del pubblico al magistrato

Disastro ambientale, chiesti 18 anni per i Pellini Per il pm il reato è «in atto» e non prescrivibile

Complicità istituzionali Alla sbarra due funzionari del Comune, un ex
maresciallo e un ex graduato dell`Arma, un tecnico progettista e un geometra
Aerara Lo stabilimento di stoccagaìo dei Pefiini sequestrato nei 2006
28 dicembre 2012 - Fabrizio Geremicca
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Diciotto anni di reclusione per i fratelli Salvatore (carabiniere poi sospeso dall`Arma), Cuono e Giovanni Pellini. Li ha chiesti ieri il pubblico ministero Maria Cristina ÉÜåãà, nella requisitoria del processo "Carosello". Kguarda lo smaltimento illecito di milioni di tonnellate di rifiuti industriali che per anni e fino al 2006 ha avvelenato le campagne di Acerra, Bacoli, Qualiano e Giugliano.
I Pellini sono imputati di disastro ambientale, traffico illecito organizzato di rifiuti, falso in atti pubblici, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Per Pino Buttone, referente del clan Belforte, attualmente detenuto nel penitenziario di Opera, il pm ha chiesto 17 anni. L`imputato era in società con Pasquale Di Giovanni, considerato dagli inquirenti il plenipotenziario del traffico di rifiuti per conto della cosca di Mardanise. Nei confronti di Pasquale Petrella ed Amodio Di Nardi la Ribera ha chiesto condanne per rispettivamente 4 e 5 anni. Entrambi funzionari del Comune di Acerra, secondo l`accusa avrebbero garantito complicità a livello amministrativo al progetto criminale. Quattro anni l`istanza di condanna formulata dal pm per Giovanni Montano, un geometra che svolgeva le pratiche in Comune per i privati.
L`accusa ha inoltre chiesto 7 anni di reclusione per Giuseppe Curdo ed 11 per l`ingegnere Fabiani. il primo, graduato dei carabinieri, poi sospeso, avrebbe deviato le indagini e fornito copertura ai Pellini. il secondo è il tecnico che progettò l`impianto di trattamento dei rifiuti dei tré imprenditori acerrani. Complessivamente, gli imputati sono una trentina. I difensori potranno replicare alle contestazioni del pm nella prossima udienza, il 24 gennaio. Si avvia dunque a conclusione il processo "Carosello", dopo il flop di "Cassiopea", la prima grande inchiesta sui traffici di rifiuti in Campania, azzerata 15 mesi fa dalla prescrizione per tutti gli imputati. Stavolta, secondo il pm, andrà diversamente: «Ð danno alla salute provocato dall`interramento delle sostanze tossiche da parte dei Pellini è tuttora in corso. Non è dunque invocabile alcuna prescrizione da parte degli imputati». Questo passaggio della requisitoria è stato applaudito con entusiasmo dai comitati ambientalisti che affollavano l`aula.
Il meccanismo del traffico illecito, secondo quanto emerso dalle indagini, era quello consueto in simili circostanze: la falsificazione dei documenti di trasporto dei rifiuti; la declassificazione degli stessi, trasformati virtualmente in prodotti non nocivi; lo spargimento nei terreni, sotto forma di pseudo compost. Solo tra il 2003 ed il 2006 sarebbero state smaltite con tale sistema più di un milione di tonnellate di rifiuti industriali, provenienti prevalentemente dalla Toscana e dal Veneto. Mercurio, cadmio, alluminio, rame, zinco, idrocarburi, oli minerali, solventi, diossine avrebbero contaminato fertili aree agricole e pregiudicato il futuro di generazioni. Neppure una delle tante attese bonifiche è stata infatti, oggi, realizzata. Lancia perciò un appello Alessandro Cannavacciuolo, il figlio di uno dei pastori acerrani il gregge dei quali fu avvelenato dalla diossina perché pascolava in un`area inquinata: «Chi sa precisamente dove sono stati seppelliti i veleni, parli». Il giovane ieri in tribunale ha incontrato Alessandro D`Iorio, assessore al Bilancio ad Acerra. Accusa: «Fa parte del collegio difensivo dei Pellini ed è inconcepibile questo suo dopp¡o ruolo. Anche perché i Pellini pretendono dal Comune 12 milioni di euro di presunti arretrati per l`affitto di un`area agricola di 12.0 metri quadrati che fu utilizzata per alcuni anni (dal 2001, ndr) come sito di stoccaggio provvisorio dei rifiuti». Area su cui insiste già un cementificio abusivo. La replica di D`Iorio: «I Pellini sono i clienti di un colle di studio del legale presso il quale sto svolgendo la pratica forense. Tutto qui. Non li difendo certo io». Quanto alla sua presenza ieri, sostiene: «Ero in tribunale per tutt`altre vicende, dovevo depositare un atto in cancelleria. Non sono neppure entrato in aula». Controreplica di Cannavacciuolo: «Era in aula, nello spazio degli avvocati. Ci sono immagini che lo testimoniano».

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