Al via il piano per «estrarre» energia. Terzigno frena: nuovo ecomostro sul Vesuvio, vogliamo garanzie

Discarica Sari, dopo i rifiuti la guerra del biogas

Anche se ha chiuso i battenti da maggio, la discarica di Cava Sari, nel cuore del Parco del vesuvio, non ha cessato la sua attività. C`è un nuovo fronte, quello della gestione del biogas, il gas naturale che viene dai rifiuti e che consentirebbe di produrre energia elettrica. Parte il piano per estrarre energia ma Terzigno protesta: ora c`è un nuovo ecomostro nel Vesuvio, vogliamo garanzie.
30 agosto 2012 - Francesco Gravetti
Fonte: Il Mattino

TERZIGNO. Cava Sari, la discaricanel cuore del Parco Vesuvio che due anni fa provocò la ribellione dei cittadini ma anche sangue e feriti, ha chiuso i battenti a maggio. Salutata come una liberazione da molti cittadini e politici, la fine dei conferimenti di immondizia non ha però coinciso con la fine dell`attività del sito. C`è, anzi, un nuovo fronte: quello della gestione del biogas, il gas naturale che viene dai rifiuti e che consentirebbe la produzione di energia elettrica. Una potenziale ricchezza, una risorsa che interessa a tanti e che proprio per questo è già al centro di discussioni. Per sfruttare il biogas, infatti, è necessario impiantare due generatori proprio nei pressi della ormai ex discarica: verranno installati dentro due capannoni e serviranno a convogliare il gas naturale, che peraltro già adesso viene sprigionato e, di conseguenza, inevitabilmente sprecato. Insomma, dovrà sorgere una mini «area industriale» tra i vigneti: un bei po` di cemento che si aggiunge all`asfalto della mega- strada realizzata proprio quando fu aperta la discarica. Un progetto che per essere realizzato necessita di una serie di autorizzazioni, a cominciare da quelle ambientali. Per questo a metà luglio, c`è già stato un primo incontro, informale, traía Sapna, l`Ecodeco e il Comune di Terzigno. All'Ecodeco toccherebbe la gestione del biogas. Sul sito della A2A, la società che controlla la Ecodeco, è scritto: «Trale tante eccellenze e posizioni di leadership di A2A, c`è la gestione dei rifiuti e la loro trasformazione in energia. Un`attività importante, anche sotto il profilo ecologico, e di grande futuro, che nasce da una straordinaria realtà industriale: l`integrazione del servizio di raccolta con gli impianti di smaltimento e di termovalorizzazione».
Insomma, trasformare i rifiuti in energia è nel core business della società. Peccato che al Comune di Terzigno abbiano deciso di tirare il freno a mano. All`incontro, infatti, i funzionari dell`ufficio tecnico hanno cominciato a chiedere spiegazioni e chiarimenti sul progetto, avanzando qualche perplessità rispetto all`idea di realizzare un nuovo impianto in un territorio già sufficientemente martoriato. E poi, anche se non è stato detto esplicitamente, quelli dell`ente locale vesuviano vorrebbero capire se ci sono margini per far entrare un po` di soldi nelle casse del Comune, che per anni ha sopportato immondizia e polemiche ricevendo in cambio non moltissimo, se si fa eccezione per i fondi per la compensazione (meno di un milione di euro all`anno) e una serie infinita di promesse per il futuro. Qualche tempo fa i comitati che seguono le vicende di Terzigno proposero ai Comuni vesuviani di cominciare ad affrontare il problema del biogas e pensare ad una forma di gestione che coinvolgesse tutti. «Abbiamo proposto la realizzazione di un consorzio in grado di affiancare la Ecodeco nell`amministrazione dell`impianto», dice Franco Matrone della Rete dei Comitati. L`obiettivo è semplice: fare in modo che à energia elettrica che viene dai rifiuti di Terzigno alimenti l`illuminazione pubblica delle cittadine alle falde del Vesuvio.
Le parti si sono aggiornate al 5 settembre, quando ci sarà una nuova conferenza di servizi presso la Provincia di Napoli. Qualche giorno prima, però, le istituzioni dovrebbe incontrarsi per fare il punto della situazione. Ci saranno anche gli altri 17 Comuni del Parco Vesuvio, oltre che i rappresentanti di Regione e Provincia. L`operazione «biogas», insomma, è appena iniziata ma già fa prefigurare delle difficoltà. «Il fatto è che dobbiamo vederci chiaro», dice ilvicesindaco diTerzigno Francesco Ranieri. Gli amministratori vesuviani, infatti, sono già scottati da almeno due anni di sofferenze, proteste, puzza insopportabile. La puzza, peraltro, dalle parti di cava Sari si sente ancora: «Certe notti siamo costretti a tenere tutto chiuso, come quando era aperta», fanno notare quelli che vivono in località Pozzelle. Logico che, per quanto foriero di opportunità, l`impianto di biogas venga visto con prudenza se non diffidenza. Anche perché la produzione di energia dovrebbe durare almeno 13 anni. Tanti.

Powered by PhPeace 2.6.4