Il nodo Giliberti: il prefetto convochi i dipendenti necessarie prospettive

«Troppi debiti, vado via intervenga il governo»

Il commissario lancia l'allarme, gli operai devastano lo studio
1 agosto 2012 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Consorzio di bacino: se ne va anche il prefetto Biagio Giliberti nominato commissario liquidatore dai presidenti Cesaro e Zinzi meno di un mese fa, il 6 luglio. Prima di lui, tra i responsabili di aziende che si occupano di rifiuti, si era dimesso l`amministratore unico della partecipata della Provincia (Sapna), Gianfranco Frassetto. Ilprofessore universitario era subentrato poche settimane prima a Claudio Roveda che aveva preso posto di Umberto Vecchione nel luglio del 2011. L`ex questore aveva sostituito il prefetto Catenacci coinvolto da un`inchiesta giudiziaria per vicende che non avevano a che fare con l`azienda. Giliberti è anche amministratore di un`altra partecipata, la Sis: i suoi uffici al centro direzionale ieri sono stati invasi e danneggiati mentre sui muri sono comparse scritte offensive.
Giliberti va via «per ragioni personali». Ma non è difficile immaginare che sulla sua scelta abbiano pesato la gravita della situazione in cui versa il consorzio che non ha più un euro e il mare di irregolarità accumulate negli anni passati: dal mancato versamento dei contributi, agli inesistenti pagamenti all`Erario, all`assenza di bilanci certificati. Una situazione da cui secondo l`exliquidatore difficilmente il Consorzio potrà uscire con le sue sole forze, ecco perché invoca anche un eventuale intervento del governo: «II prefetto De Martino dovrebbe, a mio parere, convocare tutte istituzioni interessate, dalle Provincia ai Comuni alla Regione - sostiene - per dare una prospettiva ai dipendenti: non ci si può avvitare solo intorno alla vicenda del pagamento degli stipendi senza affrontare il problema di fondo che è quello di dare un ruolo ai consorzi dei rifiuti che, almeno a Napoli, non hanno commesse. E per risolvere la situaione ordine pubblico bisogna parlare chiaro tenendo conto anche della situazione economica generale».
Le dimissioni del prefetto, però, hanno aggravato la tensione tra i lavo ratori dell`articolazione che ieri speravano nella certificazione da parte di un notaio delle operazioni di cessione del credito tra la Sapna e il consorzio in maniera da poter ricevere almeno uno degli stipendi arretrati. Ovviamente il tutto è stato rinviato e per l`intera giornata i dipendenti sono tornati ad assediare la Provincia come già avevano fatto lunedì. Un altro gruppo, invece, ha manifestato davanti alla sede della Sapna in via Gianturco mentre gli aderenti al cartello guidato dal sindacato Azzurro annunciano per oggi un presidio davanti al termovalorizzatore di Acerra. Poi nel tardo pomeriggio l`invasione degli uffici di Giliberti.
Giovedì dovrebbe arrivare lanomina del nuovo liquidatore, che dovrebbe firmare il documento di cessione del credito. Lunedì la giunta provinciale aveva varato una delibera che dovrebbe permettere con una complicata partita di giro, di pagare una delle mensilità arretrate. La Sapna, l`azienda partecipata interamente dalla Provincia, deve corrispondere alla Protezione civile i conferimenti del 2009-2010 presso lo stir di Caivano e il termovalorizzatore diAcerra. La struttura di via Ulpiano, a sua volta, deve undici milioni al consorzio. La Sapna ha già anticipato (e non è chiaro a che titolo) sei milioni e ottocentomila euro al cosiddetto Cub. Ora potrebbe girare al consorzio altri tré milioni e dispari che sono la differenza quello che ha già dato al consorzio e i debiti contratti dalla Protezione civile.
Tutto questo solo se arriverà il consenso da Roma: la struttura stralcio che sta chiudendo i conti di tredici anni di emergenza dovrebbe verificare la massa attiva e quella passiva e girare tutto al ministero del tesoro che dovrebbe pagare «nei limiti delle proprie disponibilità» a partire dai debiti più antichi. La cessione del credito danneggerebbe tutte le imprese che da anni aspettano saldi dalla Protezione civile. Insomma un`altra operazione confusa in una situazione ormai al collasso mentre non è stato affrontato il problema di fondo: gli 884 dipendenti dell`articolazione napoletana del consorzio non hanno, in gran maggioranza, da molti alcun lavoro da svolgere.

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