Esalazioni al terminal container malori tra gli operai, stop al lavoro

L`emergenza
L`effetto dello sversamento di idrocarburi: scatta l`indagine per individuare i responsabili
31 luglio 2012 - Antonino Pane
Fonte: Il Mattino

Difficoltà di respirazione, bruciore agli occhi, attività bloccate ai terminal container per più di 36 ore. Allarme inquinamento nelporto diNapoli: una chiazza schiumosa, quasi sicuramente residui di idrocarburi, si è formata nella notte tra sabato e domenica tra i moli 52 e 54, nel cuore dell`area dove vengono movimentati i container della Conateco e della Soteco. La lavorazione è potuta riprendere solo ieri sera, dopo un vertice tecnico seguito all`ennesima ispezione della zona. «Abbiamo verificato con certezza - ha spiegato l`ammiraglio Domenico Picene, direttore marittimo della Campania che dal collettore non usciva più nulla di pericoloso e che la zona delimitata non costituiva pericolo per le persone. Prima di autorizzare la ripresa della lavorazione abbiamo inviato sul posto anche un rimorchiatore in modo da avere un effetto frullatore in mare. Anche questa operazione ha confermato che il pericolo era superato». Lo sversamento in mare, stando agli accertamenti condotti dalla Capitaneria di Porto, è avvenuto attraverso uno dei collettori fognari dell`area orientale, un canale dove dovrebbero finire solo l`acqua piovana e che, invece, raccoglie anche residui di lavorazioni industriali.
I primi ad accorgersi di quanto stava accadendo sono stati proprio alcuni operai della Conateco che hanno fatto scattare l`allarme e il conseguente blocco dell`attività all`intemo dei terminal. La zona è stata ispezionata dai mezzi della Capitaneria di Porto e dei Vigili del Può co che hanno anche disposto l`immediata posa di banne galleggianti per evitare che la chiazza potesse invadere altre zone delporto. «Una volta isolata l`area - spiega l`ammiraglio Picone - abbiamo avvitato le pro cedure per risalire alla fonte dell`inquinamento. Con tutta probabilità si è trattato del lavaggio con solventi di una cisterna contenente idrocarburi. I residui sono stati sversati abusivamente all`interno degli scarichi e da qui sono finiti direttamente in mare. Si tratta di materiale, comunque, che lungo il percorso ha lasciato tracce evidenti: nelle prossime ore continueremo a far ispezionare i cunicoli nella speranza di arrivare al punto esatto dove è avvenuto lo svuotamento della cisterna».
Non è la prima volta che nel porto arrivano scarichi industriali abusivi contenenti solventi e idrocarburi. Lo scorso anno un`altra emergenza riguardò proprio la stessa area e a giudicare dagli effetti sulle persone si trattava di una manovra praticamente identica.
«Sono state 36 ore difficilissime spiega l`ad di Conateco, Pasquale Legora De Feo - perché abbiamo dovuto fronteggiare una situazione assolutamente anomala. Io stesso, alla fine, sono salito sulle navi per primo, per dimostrare agli operai che non c`eranessunpericolo e chel`allarme poteva ritenersi superato. Grazie proprio alla determinazione con cui è stata affrontata la situazione nessuna nave ha cambiato rotta e siamo riusciti a far svolgere tutte le attività allontanando le navi dalla zona inquinata. Consentitemi di ringraziare le uniche persone che mi sono trovato accanto e che hanno lavorato incessantemente con me per uscire subito dall`emergenza: l`ammiraglio Picene, l`assessore regionale ai trasporti Vetrella e il corpo dei piloti. Tutti insieme, ognuno per la sua parte, abbiamo evitato che danni maggiori all`attività dei container e anche alle altre attività che si svolgono all`interno del porto».
Il problema inquinamento nel porto sta assumendo negli ultimi tempi dimensioni sempre più preoccupanti. Non è certamente un caso, infatti, che anche nel Grande Progetto per il porto di Napoli voluto dalla Regione (oltre 350 milioni di euro di fondi europei e governativi), ci sia un apposito capitolo destinato proprio alla messa in sicurezza dei tanti scarichi che sversano nell`area portuale. Da una attenta ricognizione, infatti, è emerso che interi quartieri non separano le fogne bianche da quelle nere e i collettori che arrivano nel porto depositano in mare rifiuti di ogni genere. Questo è anche il motivo per cui la sabbia inquinata degli escavi effettuati all`intemo del porto non può essere depositata nuovamente in mare aperto, ma può essere utilizzata solo per riempiere i cassoni necessari alla colmata della darsena di levante e della darsena petroli.

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