L'operazione della Finanza Un`ordinanza per il ras Pasquale Zagaria e per Mario Polisi

Cave e camorra, 2 arresti

I Casalesi hanno preteso milione e mezzo dì euro per la vendita di alcuni terreni che si trovano a Chiaiano
25 luglio 2012 - Marco Cesario
Fonte: Cronache di Napoli

NAPOLI - Ha dovuto pagare un milione e mezzo di euro ai Casalesi per poter procedere alla vendita di alcune cave a Chiaiano di sua proprietà. Una cifra astronomica, una cifra però che la camorra sapeva che sarebbe stata possibile incassare: gli acquirenti di quegli invasi non erano persone normali. Era la Fibe a volere quei `terreni`, perché aveva bisogno di indirizzare lì la frazione organica stabilizzata e i sovvalli prodota negli impianti di combustibile da rifiuti della Regione, all`epoca in cui gestiva il ciclo di smaltimento dei rifiuti. Per Pasquale Zagaria, che condusse l`operazione, si trattava di un affare d`oro. Per Michelangelo Sposilo, l`imprenditore `spremuto` dal clan, l`inizio di un incubo finito solo quando, facendosi coraggio, è riuscito a raccontare tutta la verità agli inquirenti. Ieri mattina i militari del Gico e gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Napoli hanno chiuso una delicata indagine sulle infiltrazioni della camorra nella discarica a Chiaiano con l`esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere: un provvedimento restrittivo è stato notificato al ras Pasquale Zagaria, fratello del boss Michele, già detenuto per altro a Cuneo; le manette sono scattate per Mario Polisi, imprenditore di Saviano impegnato nel settore dei mangimi. Diverse sono le ipotesi di reato contestate: Zagaria risponde dell`estorsione a Michelangelo Sposito, nonché del sequestro di persona dell`imprenditore. Michelangelo Sposito fu sequestrato mentre erano in corso le trattative per la compravendita delle cave di Chiaiano, nelle quali anche lui, come il cognato Giosuè Riccardi, aveva un ruolo. Mentre si trovava nella zona della discarica, Sposito fu prelevato da due persone a tutt`oggi non identificate che lo costrinsero a salire su un`auto, lo bendarono e lo condussero da Pasquale Zagaria, che lo attendeva in un casolare di campagna seduto a un tavolo su cui era poggiata una pistola. Zagaria, "facendo leva recita il capo di imputazione - sulla sua notoria appartenenza al clan camorristico dei casaìesi in posizione apicole", gli intimò di consegnare l`intera somma di denaro, pari a circa tré miliardi di lire (1.500.000), costituente il differenziale tra il maggior prezzo versato dalla Fibe a Riccardi Giosuè all`atto della stìpula dei contratti prelimìnari e definitivi di compravendita delle cave di Chiaiano e il minor prezzo versato da Riccardi Giosuè ai proprietari delle cave ". Mario Polisi, invece, deve fare i conti con l`accusa di riciclaggio per conto del clan, perché avrebbe monetizzato gli assegni circolari che Sposito faceva recapitare al clan come prezzo dell`estorsione pagata. La vicenda è stata ricostruita dalla Finanza attraverso una complessa indagine documentale dalla quale è emerso un dato sconcertante: il prezzo pagato da Fibe per le cave del quartiere di Napoli di Chiaiano era quadruplicato rispetto a quello originario e questo per l`influenza della camorra e in particolare dei Casalesi. Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno ricostruito la complessa speculazione messa in atto ai danni di Fibe (acronimo delle imprese Fisia, Impregilo, Babcock ed Evo) nella compravendita delle cave indicate con i numeri 3 e 4. Nel caso della cava numero 3, per esempio, il 14 settembre 2000 viene stipulato un contratto preliminare di vendita tra il proprietario e Giovanni Corrado, che si riserva di indicare l`acquirente. Nella stessa data viene stipulato anche il contratto preliminare di vendita tra Fibe e Corrado: prezzo di vendita due miliardi e 250 milioni di lire. L`11 luglio dell`anno successivo Giovanni Corrado nomina acquirente della cava Giosuè Riccardi, cognato di Michelangelo Sposito. Di lì a pochi giorni, il 18 luglio, il contratto preliminare tra Fibe e Corrado viene risolto per mutuo consenso senza apparente motivo, ma nella stessa data viene stipulato un altro contratto preliminare di vendita dello stesso terreno tra Fibe e Riccardi; il prezzo, nel frattempo, è salito a tre miliardi e mezzo di lire. Il 28 settembre viene prorogato il termine per la stipula del contratto definitivo e il prezzo viene ulteriormente aumentato a tré miliardi e 700 milioni di lire. Il 30 settembre del 2002 viene stipulato il contratto di vendita tra il proprietario originario della cava e Giosuè Riccardi per il prezzo di 568.102 euro; lo stesso giorno viene stipulato il contratto definitivo di vendita tra Fibe e Riccardi per il prezzo di 1.910.890 euro. "La Fibe - riassume il gip Alessandra Ferrigno -per lo stesso fondo ha pagato vn prezzo superiore di quasi quattro volte a quello pagato dal Riccardi nella stessa data e superiore di circa un miliardo e mezzo di lire a quello già convenuto dalla stessa Filie con Giovanni Corrado ". Uno stratagemma simile è stato attuato per la vendita della cava 4, per la quale Fibe "ha pagato un prezzo superiore di quasi 7 volte a quello pagato dal Riccardi".

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