Rifiuti a Chiaiano, le compravendite dei Casalesi

Terreni pagati da Fibe quattro volte più del valore. Arrestati il fratello di Zagaria e un imprenditore
25 luglio 2012 - Rosaria Capacchione
Fonte: Il Mattino

Un accordo a tre. Un intrigo fatto di sotterfugi, truffe allo Stato, estorsioni ai compiici, minacce e ricatti ai dissidenti. È un pezzo del puzzle della incoffessabile trattativa tra colletti bianchi e camorra, di quell`accordo che ha regalato a Michele Zagaria il salvacondotto per una latitanza senza scossoni. È una storia ricostruibile di rimessa, pezzo dopo pezzo, leggibile in controluce negli atti dell`inchiesta che ieri mattina ha portato in carcere uno - sinora - sconosciuto riciclatore, Mario Polisi, importante commerciante di mangimi di Saviano, e il solito, immancabile, Pasquale Zagaria, fratello del capoclan casalese e mente imprenditoriale del cartello. Proprio, lui, l`uomo degli appalti Tav, dei lavori della terza cosria autostradale, della megatangente al Centro Campania e della scalata al mercato immobiliare di Milano e Parma. Insieme, Polisi e don Pasquale, per far sparire nel nulla i soldi che Fibe aveva pagato per quattro cave da destinare a discarica. Insieme, loro e i protagonisti di una storia apparentemente scollegata, quella della discarica di Chiaiano realizzata da Giuseppe Carandente Tartaglia, uomo di mezzo tra Fibe e l`amico Zagaria.
Nelle carte dell`inchiesta, dicevamo, in apparenza è raccontata una vicenda minima: un giro di assegni finiti dalle casse di Fibe-Fisia a quelle di un intermediario che provvedeva a rastrellare contanti da consegnare a Pasquale Zagaria. Ma aben vedere, nell`ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alessandra Ferrigno, che ha accolto le rchieste dei pm Alfonso D`Avino, Nunzio Fragliasso, Alessandro Milita e Catello Maresca, c`è il racconto di un affare colossale: la compravendita di due cave cave pagate da quattro a sette volte il valore accertato e pattuito. I fatti, faticosamente accertati grazie alle indagini tecniche del Gico di Napoli e alle parziali ammissioni (tutte successive alla cattura di Michele Zagaria, arrestato il 7 dicembre scorso dopo 16 anni di latitanza) delle vittime delle minacce, risalgono ai primi anni Duemila. In quel periodo Fibe era a caccia di terreni utili per la localizzazione degli impianti di smaltimento. Avendolo saputo, un imprenditore acquistò quelle di Chiaiano per realizzare una speculazione: le offrì infatti in vendita a Fibe per un prezzo quasi doppio. Una volta awe ñuto l`acquisto, il proprietario originario, resosi conto che avrebbe potuto ottenere molto più denaro dalla vendita delle cave, si rivolse a Zagaria, il quale convocò l`imprenditore autore della speculazione e, minacciandolo anche con armi, gli impose di consegnargli, in più tranche, la differenza tra il prezzo di acquisto delle cave e quello al quale le aveva rivendute a Fibe.
Vicenda complessa, fatta di numeri, date e assegni incassati, cambiati, trasformati in circolari, nuovamente cambiati (in nero) dai clienti di Polisi, allevatori di bestiame del Casertano. Vediamo la premessa. Nel caso della cava chiamata «numero 3», il 14 settembre 2000 era stato stipulato un contratto preliminare di vendita tra il proprietario e Giovanni Corrado. Nella stessa data era stato stipulato anche il contratto preliminare di vendita tra Fibe e Corrado: prezzo di vendita due miliardi e 250 milioni di lire. L`11 luglio dell`anno successivo Giovanni Corrado aveva indicato come acquirente della cava un tale Giosuè Riccardi. Di lì a pochi giorni, il 18 luglio, il contratto preliminare tra Fibe e Corrado era stato risolto per mutuo consenso senza apparente motivo, ma nella stessa data era stato stipulato un altro contratto preliminare di vendita dello stesso terreno tra Fibe e Riccardi; il prezzo, nel frattempo, era salito a tre miliardi e mezzo di lire. Il 28 settembre era stato prorogato il termine per la stipula del contratto definitivo e il prezzo lievitava ancora: tré miliardi e 700 milioni di lire. Il 30 settembre del 2002 era stato stipulato il contratto di vendita tra il proprietario originario della cava Giosuè Riccardi per il prezzo di 568.102 euro; nello stesso giorno il contratto definitivo di vendita tra Fibe e Riccardi per per il prezzo di 1.910.980 euro. Uno stratagemma simile è stato quello attuato per la vendita della cava 4, per la quale Fibe ha pagato un prezzo superiore di quasi sette volte a quello pagato dal Riccardi e superiore di circa un miliardo e 700 milioni di lire a quello già convenuto dalla stessa Fibe. La plusvalenza è finita nelle tasche di Pasquale Zagaria, per il tramite di Mario Polisi.

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