L`emergenza Pozzanghere di percolato e fumi tossici a pochi passi dall`ospedale San Giovanni Bosco e dal comando dei vigili

Fuoco e diossina, i siti di stoccaggio dei Rom

Via delle Brecce e viale Maddalena: camion scaricano e loro trattano i rifiuti
11 luglio 2012 - Vincenzo Esposito
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI - Ognuno, all`interno del campo, ha il suo ruolo; le bambine, fino a sei-sette anni, escono con grandi damigiane portate su vecchi carrozzini e riforniscono le baracche di acqua; i maschietti chiedono l`elemosina m giro per la città assieme alle ragazzine, mentre le donne anziane scavano nei cassonetti e tornano con carrelli pieni di cianfrusaglie nell`ex deposito di via delle Brecce. Monnezza da aggiungere alle montagne di rifiuti che gli uomini e i ragazzi più grandi setacciano con cura. Elettrodomestici, fili elettrici e parti meccaniche da una parte, il resto dall`altra. Poi tutto viene portato fuori dalle mura perimetrali del campo e bruciato. Quando i fumi di diossina si sono fermati entrano m scena i bambini più piccoli. Sembra che giochino nell`immondizia. Non è così. Cercano con le manine, senza avvertire il fetore che si espande nell`aria, quello che ancora può essere utile, che ancora si può vendere. Pezzi di ferro, ciutfetti di rame e altro. Ogni giorno è così e anche ogni notte. Si lavora a ciclo continuo, perché la monnezza non manca mai. Viene portata m via delle Brecce poco prima dell`alba da camion che subito spariscono. Scaricata all`esterno dei cancelli del campo rom e portata dentro. Lavorata. E poi bruciata. Scaricata, portata dentro, lavorata e poi bruciata. Tonnellate e tonnellate. I rom sono diventati imprenditori, hanno capito l`affare rifiuti e sono ormai il terminale di un ciclo parallelo e illegale che nessuno vuoi vedere anche se è sotto gli occhi di tutti. Ciò che arriva davanti alle loro mura non sono sacchetti qualsiasi (tal quale), sono rifiuti speciali. In gran parte provenienti dai cantieri e dalle ristrutturazioni edilizie. Dagli sfratti, dalle pulizie di depositi, scantinati e appartamenti. Insomma, provenienti da piccole ditte che dovrebbero portare tutta quella roba, amianto compreso, m siti di smistamento specializzati. I frigoriferi, ad esempio. Lì c`è un gas molto pericoloso che non può essere disperso nell`aria: il freon. O la formica e la plastica, per non pariare delle vec chie tettoie e lastre di Eternit. No, è molto più semplice e meno dispendioso affidare tutto agli ex nomadi. Ci pensano loro. Ma ci sono regole da rispettare per non mandare all`aria il business.
Uno: i campi non devono mai essere vicini alle abitazioni. E quello di via delle Brecce ha le prime case a oltre trecento metri. Di fronte e accanto soltanto depositi di ditte di spedizioni.
Due: i roghi non devono mai essere più di due o tré contemporaneamente. (Questo per evitare che il fumo sia troppo denso e troppo persistente e che possa arrivare alle abitazioni. Si rischierebbe di esasperare la gente del quartiere.
Tre: non bisogna mai portare i rifiuti bruciati oltre il perimetro estemo del campo.
Regole semplici, e nel quartiere tutto va bene. D primo bar è a trecento metri dall`entrata di via delle Brecce. Un caffè. D caldo, la puzza nauseante. «Ma perché ci sta tutta sta monnezza?». «Sono quelli del mercato del pesce», rispondono alcune persone. D barista annuisce. «Ma i rifiuti stanno davanti al campo rom?». «Eh, poveretti. Lì non puliscono perché sono zingari. Che schifezza. La verità è che pure il Comune è razzista».
E il benzinaio, poco distante, spiega: «Sono sempre i più deboli che pagano. Quella povera gente noi la aiutiamo». In situazioni normali, con il caldo, il fetore e le montagne di immondizia bruciata, la tolleranza degli abitanti vicini sarebbe finita già da un pezzo. Ma qui non è così. Qualcosa non va: c`è puzza di bruciato. E` proprio il caso di dirlo. Fortunatamente non tutti stanno zitti. Qualcuno parla, racconta. Anziani disillusi e schifati. Così, così, così e così. Come Filumena Marturano. Le loro spiegazioni sono logiche, coincidono. Tutti dicono che, per ogni camion, «gli zingari vengono pagati».
E magari vengono pagati anche per lavorare in estemo. In una ex fabbrica di viale Maddalena, fino a sei mesi fa, c`era un insediamento rom. Poi un incendio obbligò gli occupanti alla fuga. Quando i vigili del fuoco arrivarono e spalancarono i cancelli si trovarono di fronte a uno spettacolo nauseabondo. Cumuli di rifiuti bruciati e stanzoni zeppi d`immondizia. Ora i rom non ci sono più ma quel «sito di stoccaggio» fuorilegge continua a funzionare. Ieri un altro incendio. Alle 4 del pomeriggio. Fumo e puzza. Sicuramente diossina. A centocinquanta metri c`è l`ospedale San Giovanni Bosco, a cinquanta l`aeroporto militare. E a trecento via de Giaxa dove c`è il comando dei vigili urbani.
Eppure nessuno vede.
Nell`ex fabbrica i cancelli sono chiusi con grandi catenacci. Ma si scarica attraverso le grate dei sottoscala tagliate a regola d`arte. Porticine in cui entrano anche gli addetti ai lavori. Appena tutto è ammucchiato in maniera scientifica, il fuoco. Nel sito pozzanghere nere e marroni, sembrano d`acqua sporca. No, sono di percolato. Anche qui non ci sono case nelle vicinanze. Un paio di fabbriche di divani, un negozio di arredamenti d`ufficio e giardini, una pompa di benzina e l`ingresso della tangenziale. Di fronte l`aeroporto militare. Gli incendi sono quotidiani e misteriosi. Nessuno li nota più. Tranne quello del 28 giugno scorso quando i vigili del fuoco scongiurarono il peggio. I fumi, però, quando il vento cambia, invadono le corsie del San Giovanni Bosco. Ma lì gli ammalati hanno problemi più impellenti per potersene lamentare.

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