A rischio aria e terreni

Rogo di ecoballe pronto il divieto di vendere ortaggi

Acerra, intervento preventivo in attesa dell'esito delle analisi Interessata un'area vastissima
23 marzo 2012 - Pino Neri
Fonte: Il Mattino

ACERRA. Stop alla commercializzazione dei prodotti agricoli dell'agro acerrano. Dopo l'incendio scoppiato martedì sera nel sito di stoccaggio dei rifiuti, gestito dalla Sapna, il Comune ha approntato un'ordinanza finalizzata al divieto di commercializzazione di frutta e ortaggi provenienti dal vasto territorio di Acerra. L'indiscrezione è trapelata ieri dalla Prefettura di Napoli. Il dispositivo perla tutela sanitaria e ambientale dovrebbe essere firmato e ufficializzato stamane dal commissario che regge il Municipio. Si tratta di un provvedimento preventivo, in attesa dell'esito delle analisi richieste all'Arpac dal Comune. L'Agenzia regionale per l'Ambiente dovrebbe effettuare un ulteriore campionamento della zona ai fini della valutazione d'impatto ambientale della grande struttura, che in località Pantano ospita circa centomila tonnellate di rifiuti. Qui, due sere fa, le fiamme sono divampate nella piazzola numero due, una grossa base di piramide, coperta da un telone di plastica nera, che ospita circa 18mila tonnellate di immondizia triturata, frutto dell'ultima emergenza risalente al giugno dello scorso anno. L'incendio - secondo la polizia non è da escluderne l'origine dolosa - ha incenerito 7 mila tonnellate di veleni producendo una nube che è rimasta sospesa per molte ore in uno spazio aereo enorme, tra Acerra e Napoli. A ogni modo, sempre in base alle indiscrezioni provenienti dal capoluogo, dall'esito delle prime analisi, effettuate dalla polizia scientifica poco dopo l'incendio, è emerso che «i rifiuti inceneriti non sono classificabili come pericolosi» ma che «è stata rilevata la presenza di percolato». Nel frattempo si attende anche il risultato delle analisi dell'aria realizzate da un'unità speciale dei vigili del fuoco, accorsa sul posto proprio mentre le fiamme erano ancora alte.
La tensione è alle stelle. Gli ambientalisti sono sul piede di guerra. Sostengono che il sito di stoccaggio di Acerra dovrebbe essere sparito già da un pezzo. L'area del Pantano in cui si trova l'impianto è gestito dalla Sapna, società controllata dalla Provincia. È una zona che l'ex Commissariato di governo per l'emergenza rifiuti aveva dichiarato «sito di interesse nazionale altamente inquinato», prima di sancire la fine dell'emergenza, il 31 dicembre del 2009. Anche nell'agro acerrano l'ecomafia ha sotterrato di tutto. La Montefibre, l'inceneritore e gli altri impianti chimici, tutti concentrati in quest'area, hanno reso più problematica una situazione che già appariva ingestibile. Mentre le rivendicazioni puntate sulla creazione di un rapporto finalmente equilibrato tra industria e ambiente sono tutte finite nel dimenticatoio. Sempre in località Pantano (chiamato così per la presenza di un'immensa falda acquifera superficiale) c'è un altro stoccaggio di rifiuti, l'impianto Pellini, fatto sequestrare dalla magistratura perché ritenuto una fucina di veleni. Qui si produceva una sorta di compost che era stato disseminato sui terreni agricoli ma che, secondo le indagini, era costituito da derivati di immondizie pericolose. Dall'inchiesta scaturì una serie di arresti che misero in luce connivenze inquietanti con le forze dell'ordine del territorio. Ora però l'agro acerrano deve fare i conti con l'emergenza incendi nelle discariche pubbliche. Due settimane fa il presidente della giunta provinciale, Luigi Cesaro, è corso ai ripari firmando l'ordinanza di rimozione immediata dei rifiuti contenuti nell'impianto Sapna. Ma le operazioni di svuotamento, che procedevano già molto a rilento, sono state bloccate dall'incendio. 

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