Rifiuti fuori regione, ultima speranza

Si aspetta la pubblicazione per un'interpretazio-ne precisa della normativa. Differenziata, il ministro Clini: «Serve un ciclo industriale. La questione non riguarda solo la Campania, ma anche Calabria, Sicilia e Lazio»
23 marzo 2012 - Mario Pepe
Fonte: Roma

NAPOLI. Il giorno dopo il varo della legge che dà una mazzata alla possibilità di trasferimenti dei rifiuti in altre regioni, subordinandola all'accordo tra gli enti, si spera nelle pieghe della normativa per cercare una via d'uscita. Non è ancora chiaro se il freno ai viaggi di spazzatura oltre i confini campani riguardi tutte le tipologie o solo il "tal quale". In quest'ultimo caso, la legge potrebbe essere scavalcata: nessun tipo di rifiuti prodotto in Campania è "tal quale" perché ricevendo il trattamento negli impianti di Stir assumono il codice di "speciali". Ma è un problema interpretativo che potrà essere risolto soltanto con la pubblicazione materiale in Gazzetta Ufficiale: dal testo definitivo, infatti, si potrà arrivare a valutare la possibilità di potere "aggirare" l'ostacolo. Al momento, la situazione sembra sotto controllo. Ma è chiaro che è necessaria una spinta ancora maggiore da parte degli enti locali su discariche e impiantistica, l'unico modo per assicurare la tenuta del sistema ed evitare pericolosi collassi. I rifiuti continuano ad andare negli impianti di Puglia, Toscana, Liguria ed Emilia-Romagna ma è chiaro che serve un'organizzazione capillare anche in Campania se si vuole arrivare alla piena autonomia e mettere da parte definitivamente la fase di "rischio". Di certo l'equilibrio è diventato precario dopo la decisione del Senato, anche perché la trattativa con le Regioni potrebbe riaprire la strada a scontri e rivendicazioni territoriali. Intanto, dopo l'allarme delle istituzioni sul rischio che si ripresenti l'emergenza rifiuti a Napoli, arriva anche quello del consigliere comunale del Pdl, Vincenzo Moretto, per il quale i timori sono fondati a causa delle «poche discariche ancora aperte e in via di saturazione, del diniego delle altre regioni ad accogliere i rifiuti delle altre città e della possibilità di conferire solo all'estero. Al Senato è stato bocciato l'emendamento proposto dai parlamentari del Pdl, e tutto a causa dei voti della Lega e di numerosi parlamentari del Pd campano». A giudizio di Moretto «così non si potrà andare da nessuna parte, anche perché l'Europa non è più disposta a tollerare l'assenza di progetti chiari e regole certe, minacciando l'attuazione di procedure d'infrazione e tagli nei finanziamenti. 'Vitto ciò dovrebbe fare riflettere il sindaco Luigi de Magistris sul fatto di abbandonare posizioni propagandistiche e sulle necessità di costruire un termovalorizzatore a Napoli». Il tutto mentre il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, a margine di un convegno sullo sviluppo industriale, chiarisce che «la differenziata deve diventare un ciclo industriale, è l'unico modo per fare funzionare questo tipo di raccolta. Per cui occorre favorire gli investimenti in questo senso. Nel Mezzogiorno forniamo supporto ai progetti regionali, ma questi devono investire non tanto nell'informazione e nelle scuole, ma soprattutto nel ciclo industriale, altrimenti sono soldi buttati». Ed è una questione che riguarda anche Campania, Calabria e Sicilia. Ma non solo: secondo il ministro c'è anche il Lazio dove la differenziata può diventare forte solo se c'è dietro l'industria, quella della carta, del vetro, della plastica. Se non ci sono i soggetti interessati a guadagnare sulla differenziata nell'ambito di un ciclo industriale, sarà difficile raggiungere dei risultati davvero apprezzabili in questo ambito».

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