Cava Sari, scontro sui conferimenti I sindaci: va chiusa entro l'estate

La protesta Nuovo vertice, Regione presidiata La Sapna i tempi della saturazione dipendono dalle scelte dei Comuni
La polemica Le «mamme vulcaniche» davanti a Palazzo Santa Lucia: basta veleni i nostri figli si ammalano
14 marzo 2012 - Francesco Gravetti
Fonte: Il Mattino

TERZIGNO. 44 giorni oppure 444. Un mese e mezzo o poco più di un anno. Il tempo che manca alla chiusura della discarica Sari è come un elastico: si allunga o si accorcia a seconda delle circostanze. E da ieri dipende dai quattro comuni confinanti con l'impianto di località Pozzelle: Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase. Per adesso stanno sversando solo loro (gli altri 14 della zona rossa vanno allo stir di Tufino) e ieri sera i quattro sindaci vesuviani hanno incontrato la Sapna in Regione, presente l'assessore all'ambiente Giovanni Romano. Ogni primo cittadino ha portato con sé i rappresentanti dei comitati, ma i cittadini sono rimasti fuori, nonostante le proteste. Nella sede della Regione, intanto, i tecnici della Sapna spiegavano che, contratto alla mano, per riempire cava Sari servono ancora 16mila tonnellate di rifiuti. Se sversassero di nuovo i 18 Comuni della zona rossa, in poco più di 40 giorni l'invaso si saturerebbe. Se restassero a conferire soltanto gli attuali 4, la Sari «resisterebbe» anche più di un anno. «A voi la scelta», hanno detto più o meno quelli della Sapna ai sindaci. E così è scoppiata la polemica. Domenico Auricchio, sindaco di Terzigno, ha accusato l'assessore Romano: «Sul territorio ci siamo noi e diventiamo il terminale delle rimostranze dei cittadini. La gente vuole risposte, basta giochetti». La riunione si ripeterà giovedì prossimo: entro quel giorno i quattro Comuni dovranno indicare una soluzione, che comunque non prescinda da ulteriori conferimenti che facciano arrivare alla soglia delle 16mila tonnellate. I sindaci cercheranno la via d'uscita dopo essersi confrontati con i comitati. Gennaro Cirillo, sindaco di Trecase, ragiona: «Sarebbe importante chiudere la discarica prima dell'inizio dell'estate». Gennaro Langella, primo cittadino di Boscoreale, spiega: «Siamo qui per fare gli interessi dei cittadini. Dopo aver discusso con loro troveremo la proposta migliore». E il vicesindaco di Terzigno Francesco Ranieri aggiunge: «Deve necessariamente ripartire l'accordo di programma per la gestione autonoma del ciclo dei rifiuti tra i 18 Comuni del vesuviano». Di ben altro tenore le dichiarazioni dei comitati. Dopo aver fatto la strada di andata e ritorno con i rispettivi sindaci, i rappresentanti dei comitati sono rimasti davanti all'ingresso di Palazzo Santa Lucia. Basterebbe questo a spiegare la loro rabbia: «Qui danno i numeri, altro che data di chiusura della discarica. Per quanto ci riguardaseli possono giocare al lotto, a noi interessa la salute dei nostri figli», dice Venere Stanzione in rappresentanza delle Mamme vulcaniche. Erano state loro, peraltro, a sollecitare la riunione ed essere state escluse non le ha certo riempite di gioia. Anche Franco Matrone della Rete dei comitati attacca a testa bassa: «Contestiamo le cifre date dalla Sapna, cava Sari va chiusa e basta, presto ci saranno nuove iniziative di protesta». Infine Maria RosariaEsposito, avvocato che ha seguito il ricorso al Tar presentato dal Comune di Terzigno contro l'allargamento della Sari voluto dalla Regione: «Dinanzi al giudice del Tar sono state dette cose diverse da quelle spiegate oggi ai sindaci. E il segno di una incoerenza nella gestione davvero preoccupante. Intanto sul territorio aumentano patologie e tumori».

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