L'emergenza, il caso Via libera all'emendamento al decreto nella commissione ambiente della Camera. Ripristinati i vecchi vincoli

Tutti con la Lega: «No ai rifiuti di Napoli»

Voto bipartisan in commissione: obbligatoria l'intesa tra governatori per i trasferimenti dalla Campania
La regola Sranno necessarie autorizzazioni per utilizzare gli impianti delle altre regioni
9 marzo 2012 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Un emendamento al decreto sui rifiuti campani approvato dalla commissione ambiente potrebbe rompere il fragilissimo sistema che finora ha permesso di tenere pulite le strade della città. La norma, infatti, se arriverà intatta al sì definitivo del Parlamento, stabilirà che la spazzatura, come avviene nel resto d'Italia, pub essere esportata solo con il via libera della Regione che li accoglie, come chiesto più volte dalla Lega Nord. La salvezza potrebbe arrivare solo dal consiglio di Stato che a giugno potrebbe stabilire che quelli lavorati dagli stir sono rifiuti speciali e quindi possono viaggiare senza autorizzazioni. Il tribunale amministrativo ha chiesto lumi al ministero che non si è direttamente pronunciato: nel decreto, poi, si parla genericamente di rifiuti campani, senza fornire alcuna specifica: un cattivo segno per gli amministratori locali, strenui sostenitori degli spostamenti senza autorizzazioni. A gennaio i governatori del Veneto, Luca Zaia e del Piemonte, Roberto Cota, avevano di fatto stoppato il decreto che nella sua prima formulazione prevedeva che la spazzatura potesse viaggiare senza bisogno di accordo tra Regioni. Dopo estenuanti discussioni si era arrivati a una enunciazione per così dire «possibilita»: «Il Governo promuove, nell'ambito di una seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano..un accordo interregionale volto allo smaltimento dei rifiuti campani anche in altre regioni». Ieri questo compromesso, relatore l'onorevole Tommaso Fota (Pdl), è stato ulteriormente modificato e la bilancia sembra pendere più decisamente dalla parte di chi non vuole la monnezza napoletana: «Lo smaltimento in altre regioni di tali rifiuti avviene, in conformità al principio di leale collaborazione, mediante intesa tra la regione Campania e la singola regione interessata». L'ultima parola spetta quindi ai singoli governatori. Non solo: l'onorevole Alessandro Gratti (Pd) è fermamente intenzionato a presentare in aula un nuovo emendamento per chiarire che quelli degli stir sono rifiuti ordinari. L'onorevole, che fa anche parte della commissione ecomafie, ha già presentato un'interrogazione in cui ricorda che nelle regioni del Nord sono stati firmati contratti per far bruciare 125 mila tonnellate di rifiuti made in Campania. Con un esborso di soldi notevole per la società provinciale, la Sapna. Per portare 10 mila tonnellate di frazione secca a Padova e Trieste spendendo tra i 162 e i 175 euro a tonnellata. Un altro contratto è stato chiuso con la Accam di Busto Arsizio alla quale si versano 225 euro a tonnellata (in Olanda se ne spendono cento). Tutti affari fortemente contestati dalla popolazione locale, ma molto redditizi peri proprietari degli impianti. 

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