Disoccupazione al 35%, povertà e criminalità. Ma anche cittadini che non si arrendono e si prendono cura di monumenti che pochi conoscono

Il mausoleo romano, la torre e le chiese Quei tesori archeologici tra il degrado Soccavo, tre borghi e tesori archeologici assediati dai rifiuti

Via Epomeo, Rione Traiano, centro antico: i tre volti del quartiere
27 luglio 2013 - Fabrizio Geremicca
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Cosa sia oggi Seccavo, è difficile dirlo. L'impressione che si ricava camminando nel quartiere è che ci siano almeno tré anime. La prima: via Epomeo, a pochi passi dalla fermata della circumflegrea, Un'orgia indistinta di negozi, senza soluzione di continuità. La seconda anima: il rione Traiano. Poi c'è la terza anima di Seccavo, quella più defilata e popolata da anziani.

«I palazzi della città nobiliare, gli edifici monumentali, senza questa strada dove siamo qui ora, non sarebbero sorti. La Napoli delle cartoline è stata concepita quaggiù, nelle cave dove si estraeva il pipemo». Via Croce di Pipernoo, appunto. Proprio qui, in un garage, mercoledì scorso è stato ammazzato a coltellate un cinquantaduenne, pare nell'ambito di una faida.
Ma Soccavo è anche altro: Michele Leo, funzionario di banca in pensione, che si trasferì dal Vomere 37 anni fa, con la famiglia, e che in questo quartiere è rimasto, attraverso il gruppo archeologico napoletano del quale è parte, racconta però storie che sanno di antico. Lo ascolti e provi ad immaginare il paesaggio, gli uomini al lavoro, la fatica spesso brutale, la campagna d'intomo. Li riapri ed osservi uno scenario di pasoliniana e struggente tristezza: una gru immobile all'orizzonte, un cantiere fermo da anni, polvere e cemento. Lavori Generali spa, impresa esecutrice, avrebbe dovuto da tempo ultimare, proprio qui, le 405 case popolari destinate agli sfollati del bradisisma o del terremoto del 1980.1 giovani di allora hanno ingrigito le tempie aspettando una casa degna di tale nome. Gli anziani sono morti da un pezzo. Solo una delle palazzine previste è stata realizzata ed ogni previsione sulle altre sarebbe quantomeno azzardata. Restano il cantiere, uno striscione di protesta, la collina dei Camaldoli che sovrasta e sulla quale sono state realizzate opere di consolidamento che dovrebbero scongiurare disastri. La zona, lo percepisce subito anche il profano, è ad elevatissimo rischio idrogeologico. «Qui c'era una falda profondissima di pipemo — spiega Leo — che si è andata esaurendo nel corso degli anni. Il nome Soccavo deriva dal latino e significa sotto la cava». Attività estrattive ed agricoltura, anche di pregio. Questa è stata per secoli la vocazione della zona.
Cosa sia oggi Soccavo, è invece difficile dirlo ed i numeri aiutano fino ad un certo punto, anche se è da essi che bisogna necessariamente partire. Comune autonomo fino al 1926, poco meno di 50.000 abitanti distribuiti su una superfiche di 5,11 chilometri quadrati. Tasso di disoccupazione: 35%. I due terzi circa degli occupati lavorano nel terziario. Ð resto nell'industria, almeno fino all'esplodere della crisi, n 2% si dedica all'agricoltura.
Al di là delle cifre, l'impressione che si ricava camminando nel quartiere è che ci siano almeno tré anime. La prima: via Epomeo, a pochi passi dalla fermata della circumflegrea. Un'orgia indistinta di negozi, senza soluzione di continuità; abbigliamento, elettronica, telecomunicazioni, centri scom- messe, supermercati. I cosiddetti parchi (ma di verde se ne vede ben poco) nelle traverse laterali. Hanno accolto, trent'anni fa, i napoletani provenienti da altri quartieri ed attirati dai prezzi relativamente contenuti delle abitazioni.
La seconda anima: il rione Traiano. Case popolari. L'impatto è duro. Invia Catone, un giovane a dorso nudo si affaccia da una palazzina ed intima bruscamente di non scattare foto. In una piazzola a pochi metri dalla fermata della Circumflegrea filmano rifiuti di ogni sorta. Odore acre, indifferenza generale. Giovani che sfrecciano senza casco a bordo di moto di grossa cilindrata e melodie neomelodiche.
Il centro polifunzionale comunale come un'astronave in lontananza. «Non bisogna fermarsi però alla prima impressione», avverte Mario lannotti, muratore in cassa integrazione, mentre attende il treno in direzione Licola e racconta del figlio che navigava ed ora è disoccupato e del futuro incerto. «Al Rione Traiano — sottolinea — ho abitato trent'anni, prima di trasferirmi a Quarto. Delinquenti ce ne sono, ma la maggioranza cerca di seguire strade diverse».
Poi c'è la terza anima di Seccavo e per provare ad incontrarla, a percepirla, bisogna incamminarsi lungo le direttrici meno consuete. Fuggire da via Epomeo e proseguire in via del Risor gimento, via IV Novembre, via Bottazzi. Spariscono i negozi luccicanti, aumenta l'età media degli abitanti. Piazza San Pietro, con la chiesa dei SS. Pietro e Paolo ed il Palazzo Municipale racconta di un passato antico. «Qui era il nucleo principale del Casale di Seccavo, come appare dalla carta del Duca di Noja», ricorda Leo. «Gravitava intorno alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo, sorta nel 1540 su un'antica cappella di San Pietro, alla quale si affiancò nel 1776 la cappella della congregazione di San Francesco d'Assisi, ed era costituito da alcune case a corte con campagna retrostante che si affacciavano sulla via principale e sui vicini percorsi trasversali di via Pia e via Monti».
Proprio le chiese sono tra i pochissimi centri di aggregazione. Soccavo non ha un piazza che funga da riferimento. Non ha un fulcro. «Via Epomeo la sera — racconta Leo — chiusi i negozi, diventa terra di nessuno, meta delle scorribande in motorino sui marciapiedi dei ragazzi che giungono a frotte dal rione Traiano. L'unico cinema ha cessato le proiezioni ormai molti anni fa ed ora i locali ospitano un centro di analisi cliniche. Teatri manco a parlarne. Ci si sposta necessariamente in altri quartieri e non si può fare a meno dell'automobile. Soccavo, dopo il tramonto, è un satellite del Vomero e di Fuorigrotta».
Periferia, dunque, per quanto solo cinque minuti di viaggio in treno separino il quartiere dalla stazione della Circumuegrea di Montesanto. «Il fatto è — aggiunge il bancario in pensione — che il servizio cessa alle dieci di sera. Dopo quell'ora, o si è automuniti oppure una serata al cinema o al teatro diventa una impresa di volontà e di ottimismo». Qualità che del resto non mancano a chi organizza iniziative, attività, proposte. Da alcuni mesi molti giovani autogestiscono un parco pubblico che versava in condizioni di indecoroso abbandono. Ancora, lavorano per il quartiere i volontari dell'archeologia. Hanno ripulito il mausoleo romano in via Piave, salvandolo da decenni di degrado ed incuria. Organizzano escursioni e visite all'antica Soccavo. Si sforzano di tramandare la conoscenza dei monumenti e delle strutture che impreziosiscono il quartiere: la Torre dei Franchi, antiche masserie miracolosamente sopravvissute alla speculazione edilizia. Piccoli segnali di speranza.

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