Il consigliere regionale Pd replica al governatore che aveva rivendicato il merito di averlo istituito con un decreto nel 2012

Russo: il registro tumori esiste solo sulla carta

1 febbraio 2014 - Simona Brandolini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Il presidente Stefano Caldoro afferma con forza: «Solo noi abbiamo varato il registro tumori oltre a farci portavoci di una sanità pubblica aggiuntiva con gli screening per i cittadini». E poi l'affondo: «Chi oggi strumentalizza avevano il dovere politico e morale di approvare prima quel registro. Mi meraviglia che a porre questi argomenti siano i legislatori che per anni erano maggioranza in Consiglio senza fare nulla». Tutto giusto se non fosse per un piccolo particolare: l'altro ieri in consiglio regionale si doveva votare la legge sul registro dei tumori regionale. Aula vuota, sospensione dei lavori, la solita scena poco istituzionale. Ma a parte questo se, come dice Caldoro, il registro dei tumori esiste perché era all'ordine del giorno del consiglio regionale? Abbiamo girato la domanda all'ex capogruppo Pd, Peppe Russo. «Esiste, ma sulla carta».
Si spiega meglio? «Il consiglio regionale nel 2010 approvò la legge che istituiva il registro tumori. Fu impugnata dal governo. La Corte costituzionale sollevò dei rilievi. Nel 2012 Caldoro ha adeguato, con un decreto, la legge al dettato della Corte».
Ma cosa dice questo decreto? «Questo è il punto. Nulla. Prevede un comitato scientifico direttamente in capo alla giunta regionale, senza coinvolgere i manager delle aziende sanitarie che sono stati ascoltati una sola volta. Prevedeva poi una piattaforma tecnologica, la famosa rete, per cui sono stati spesi i milione e 500 mila euro».
E funziona questa piattaforma? «Ah, e chi lo sa. Il Pascale doveva essere parte integrante di questa rete e non ne sa nulla. Idem il Pausilipon. Se dovessimo guardare ai fatti, non c'è nulla. Non mi pare che le procedure siano state del tutto formalizzate. Ma con certezza non sappiamo. Io penso che sia solo sulla carta. Ormai siamo alla poetica, non alla prosa».
Ma non si è ancora capito cosa dovevate approvare in consiglio regionale. «Questa giunta e questa maggioranza hanno aspettato due anni per riadeguare la legge ai dettami della Corte costituzionale. Nonostante l'urgenza, gli allarmi e quello che è accaduto sconcerta l'indolenza».
Insomma una formalità. «Un obbligo, diirei. La cosa ridicola è che il consiglio si è riunito ed è stato sospeso perché c'era un decreto del commissario Caldoro che ci diceva di approvare la legge in base a quanto disposto dalla Corte. Cioè la stessa cosa».
Chi ha deciso di sospendere la seduta? «La maggioranza, noi eravamo pronti a votare».
Caldoro dice û contrario e accusa l'ex maggioranza di non aver fatto a tempo debito il proprio lavoro. «L'argomentazione di Caldoro per cui chi non l'ha fatto prima e ora non può parlare è una caduta di stile. Perché noi abbiamo perso e anche per questo abbiamo perso, ma non vuoi dire che siamo costretti al silenzio per sempre. Continua a non prendersi le responsabilità di ciò che non fa la sua maggioranza. Per questo quando vuole lo sfido ad un confronto pubblico, ma su tutto: sui tagli lineari, sui ticket, sulle tasse occulte che pagano i campani per curarsi privatamente».
I conti, però, sono migliorati. «La sanità è peggiorata, invece. Spero che Caldoro quando parla di buone pratiche non si riferisca al modello Benevento. Ovviamente non parlo delle vicenda giudiziarie su cui non interferisco. Ma ciò che mi ha colpito è l'affermazione del manager Rossi quando alla ex ministra dice: io ti ho chiesto la nomina e tu me l'hai data. Ma non dovevamo privilegiare la competenze e la professionalità? Invece si è deciso di riconoscere un diritto di prelazione sulle rappresentanze territoriali. Bei passo in avanti».

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