CONTRO IL DISASTRO AMBIENTALE MOBILITIAMOCI!

Assemblea pubblica martedi 24 gennaio h.19,00
ex stazione ff.ss. Boscoreale
23 gennaio 2012 - Movimento difesa del territorio area vesuviana, Collettivo area vesuviana

L’ultimo atto della regione Campania sull’interminabile ‘affaire’ rifiuti  dimostra la profonda spregiudicatezza e inadeguatezza della classe politica tutta che, dopo aver contribuito ad inquinare, deturpare e devastare per decenni il territorio campano, risponde con l’approvazione di un nuovo (ma già vecchio nei contenuti) ‘Piano’ rifiuti. Questo piano industriale, concepito ad arte da quello stesso prof. Arena che nel 1999 aggiudicò alla FIBE la gestione dei rifiuti campani con ben note e tragiche conseguenze, evidenzia la distanza siderale che intercorre tra le popolazioni che vivono e lottano per la loro r-esistenza sui territori, rivendicando il loro  diritto alla salute, ed un ceto politico interessato esclusivamente al profitto e alla difesa degli equilibri criminali che alimentano questo sistema da più di vent’anni. In buona sostanza, questo piano scellerato prevede la costruzione di quattro inceneritori (che entreranno in funzione non prima del 2015) per bruciare più del 50% dei rifiuti prodotti in un anno dalla regione - uno per bruciare esclusivamente otto milioni di ecoballe stoccate tra Giugliano e Villa Literno - e la necessità di individuare discariche per 8,8 milioni di mc, vale a dire, aprire almeno altre dodici discariche per utilizzarle nei prossimi dieci anni. Allo stesso tempo, pone obiettivi di raccolta differenziata che non superino la soglia del 50% (contro il 65% minimo previsto dalla normativa italiana già da quest’anno), nessuna seria politica di riduzione dei rifiuti, un pericoloso sottodimensionamento degli impianti destinati al trattamento della frazione umida, una previsione di recupero di materiali inferiore al 20%, l’assurda decisione di destinare  circa la metà del rifiuto organico in uscita dagli impianti di digestione anaerobica ad essere bruciato insieme alle ecoballe. Nel frattempo, a Terzigno, il tempo si è fermato all’accordo-truffa siglato dai sindaci ‘complici’ della zona rossa, e cava Sari continua a fagocitare rifiuti di ogni tipo. La data della sua chiusura definitiva è stata sempre rinviata, ed oggi ufficialmente ci dicono che sarà stracolma e inutilizzabile entro marzo 2012 (continuando a tacere sulla indispensabile e non più procrastinabile bonifica). Noi continuiamo a diffidare di quello che le carte riportano: al balletto sui tempi della ‘scientifica’ chiusura e sulle quantità ivi stoccate di rifiuti noi non abbiamo mai partecipato a differenza di chi, smentito continuamente dai fatti, si è affannato per oltre un anno (l’intero 2011) ad indicare il giorno e il mese esatto in cui i cancelli di via Nespole della Monaca dovevano serrarsi. Gli stessi tristi figuri (rete dei comitati, nello specifico le teste d’uovo pensanti di tale organizzazione, buoni solo per telecamere e giornali) che con operazioni di pompieraggio hanno fatto sì che parte della vertenza si spostasse nelle stanze buie ed ovattate delle istituzioni e del potere che ci sta avvelenando, boicottando dall’interno la lotta autonoma ed indipendente che dal 2007 ha cercato e cerca di difendere con i denti la volontà di autodeterminazione della popolazione vesuviana. Oggi,  che le falde acquifere sono inquinate e compromesse, che la terra ed i suoi prodotti sono avvelenati, che le malattie si diffondono capillarmente tra gli abitanti,  che coloro i quali hanno legittimamente protestato per difendere il proprio diritto alla salute sono continuamente sotto il fuoco nemico della repressione di stato, è il tempo di fare i conti con i responsabili (di ogni ordine o ‘parrocchia’); è il tempo in cui chi deve pagare per tale disastro paghi, tutto e caro. Senza dimenticare, inoltre,  che la devastazione del nostro comprensorio non si limita alla questione della SARI. Anche la costa è fortemente inquinata: le tredici città (cinquecentomila abitanti) che dovrebbero essere collettate al depuratore Foce Sarno di Castellammare di Stabia continuano a sversare i loro liquami a mare. Nonostante la sua riconversione da impianto chimico/fisico ad impianto biologico (intervento portato avanti dalla Passavant spa) il depuratore, gestito negli anni dalla Hydrogest, non è ancora ultimato dato che è manchevole della parte più importante, ovvero quella per lo smaltimento dei fanghi residui della depurazione. Continua dunque il balletto delle responsabilità tra aziende, sindaci (sempre loro, sempre gli stessi !) e regione campania ugualmente complici delle politiche avvelenatorie che ci propinano. In più, la probabile costruzione di un impianto di trattamento per residui industriali in zona Villa Inglese da parte della Wisco non fa che rendere più fosco il quadro che stiamo descrivendo. Da monte a valle lo scenario non cambia, la realtà materiale ci condanna ad essere vittime di un ecocidio conclamato. Pensiamo però che le contraddizioni sono tante e che proprio per questo ci sia la possibilità, attraverso la pratica di mobilitazioni autorganizzate dal basso, di riprenderci l’iniziativa, riprenderci le strade, riprenderci la salute, riprenderci tutto. CHIUSURA IMMEDIATA E BONIFICA CAVA SARI – CONTRO DISCARICHE ED INCENERITORI – CONTRO TUTTI I PIANI INTEGRATI – PER L’AUTODETERMINAZIONE DELLE POPOLAZIONI – PER UNA RACCOLTA DIFFERENZIATA VERA ED AUTOGESTITA – CONTRO L’INIQUA E SALATA TASSA SUI RIFIUTI (TARSU).

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