Relazione dell’Ing. Luciano Babos alla commissione Impianti del Forum Regionale Rifiuti

A monte di qualsiasi sistema di smaltimento deve esserci la R.D.
Per la parte non riciclabile i percorsi alternativi al conferimento in discarica possono consistere in ulteriori trattamenti di riduzione, estrusione e granulazione volti ad ottenere un granulato plastico suscettibile di essere utilizzato nell’industria plastica di stampaggio e nell’edilizia (soluzione Vedelago).
14 ottobre 2008 - Comitato Allarme Rifiuti Tossici
Fonte: Forum Regionale Rifiuti

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La relazione dell’Ing. Luciano Babos, anche in considerazione delle domande rivoltegli dai presenti si è articolata attraverso i seguenti punti:

 

  • La metodologia da seguire nello sviluppo di una strategia di gestione del ciclo dei rifiuti deve partire da alcuni punti fermi rappresentati dai limiti dettati dalla normativa comunitaria: due dei quali sono che in discarica non può finire più del 15% dei rifiuti prodotti e che in discarica non può finire rifiuto non pretrattato e quindi putrescibile.

Se si dovesse orientare la gestione del ciclo dei rifiuti al solo incenerimento, non si potrebbero rispettare questi limiti, poiché dalla combustione dei rifiuti residua il 30% sotto forma di ceneri, che devono andare in discarica; problema nel problema è quello dell’umido che non può andare in discarica senza pretrattamento e non consente una combustione autosostenuta. Inoltre, anche per l’incenerimento, i rifiuti devono necessariamente subire un pretrattamento, almeno volumetrico: specialmente impianti importanti, come quelli previsti in Campania, non sono concepibili se a monte non ci sono impianti che lavorino il rifiuto in modo da far affluire all’inceneritore un prodotto che abbia caratteristiche costanti per garantire una costanza del punto di fusione ed emissioni più sicure.

Una volta capito che nessun sistema, neanche l’incenerimento, da solo può risolvere tutti gli aspetti della gestione dei rifiuti solidi urbani, si arriva alla consapevolezza che a monte di qualsiasi sistema di smaltimento deve esserci la R.D. e a valle di questa, un sistema che deve articolarsi attraverso tutte le possibili tecnologie e che alla fine della filiera abbia le discariche che possano accogliere il 15% della produzione di rifiuti (anche se con sistemi di gestione più virtuosi non si utilizza tutta la capacità del 15% , è sempre necessario che questa sia fruibile). Ovviamente, a seconda dell’obiettivo che si vuole raggiungere prevarrà il ricorso ad una tecnologia, piuttosto che all’altra. Discende come conseguenza di quanto detto, che la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania non può tecnicamente basarsi solo su discariche ed inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti non intercettati dalla R.D., ma necessita di impianti di trattamento nella fase precedente l’eventuale incenerimento o conferimento in discarica.

  • In particolare i 7 impianti di produzione di CDR costruiti in Campania, in esecuzione dell’ordinanza Napolitano del 1998, potrebbero sicuramente essere utilizzati come impiantistica intermedia, dopo una ristrutturazione degli stessi, necessaria sia perché, già all’origine, avevano dei difetti di progettazione, sia perché, nel frattempo, sono stati gestiti malissimo. Questo anche perché, in linea di principio, conviene sempre utilizzare le strutture pregresse, che rappresentano un valore, soprattutto per l’autorizzazione concessa a quelle determinate strutture in quei determinati siti. Nella riabilitazione dei CDR, poi, a seconda dell’impostazione che si vuole dare alla gestione del ciclo dei rifiuti, più o meno votata all’incenerimento o al contrario al recupero della materia, si possono inserire le linee che rispondono all’una o all’altra strategia: l’unica cosa che non si deve decidere in relazione a questi impianti è la loro eliminazione dal ciclo.

La presenza di questi impianti assicura un primo beneficio perché riducono la necessità di discariche ed essi possono trasformati in impianti che privilegino il recupero della materia, con investimenti di portata ordinaria, attraverso l’inserimento di altre linee più o meno automatiche per la separazione dei rifiuti in due flussi fondamentali, umido e secco, il primo destinato ad essere trasformato in compost di II qualità e FOS, il secondo, sottoposto ad una serie di selezioni (la prima manuale, le altre automatiche) per l’intercettazione di tutto il materiale riciclabile. Per la parte non riciclabile i percorsi alternativi al conferimento in discarica possono essere la produzione di CDR da destinare ad inceneritori, cementifici o ulteriori trattamenti di riduzione, estrusione e granulazione volti ad ottenere un granulato plastico suscettibile di essere utilizzato nell’industria plastica di stampaggio e nell’edilizia (trattamento praticato dal Centro riciclo Vedelago). E’ di tutta evidenza che con una buona selezione a monte, il prodotto che residua presenta quantità così ridotte, che non rendono conveniente il ricorso all’incenerimento, soprattutto attraverso impianti di dimensioni notevoli, come quelli previsti per la Campania; dovrebbe essere il mercato, con le sue richieste, ad orientare le scelte sulle tecnologie di smaltimento dei rifiuti da adottare, ma è pur vero che la presenza del CIP6 altera in maniera perversa le dinamiche ordinarie.

  • In una prospettiva di gestione corretta del sistema anche in Campania , come in paesi come l’Austria e la Germania, i siti dedicati al ciclo di smaltimento dei rifiuti potrebbero divenire veri e propri poli produttivi (complessi accentrati di strutture varie - discarica, impianto di selezione, stoccaggi – con economie di trasporti ed infrastrutture), perdendo il connotato di minaccia per l’ambiente che hanno avuto in passato ed ancor di più hanno oggi, dopo il disastro ambientale verificatosi nei 14 anni di gestione commissariale.

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