Quando la carta stampata fa finta di non vedere

Campania: un cattivo esempio di giornalismo

La Commisione UE scrive al CO.RE.ri: ecco come la stampa campana ha ignorato clamorosamente la notizia secondo la quale la Commisione UE ha smentito le affermazioni del Presidente della Regione Campania
30 novembre 2011 - Vittorio Moccia

I fatti.

La Commissione Europea, appena due mesi fa, spedisce all'Italia una lettera di messa in mora sulla questione del mancato rispetto della sentenza resa dalla Corte di Giustizia europea del 04 marzo 2010 in tema di gestione dei rifiuti in Campania.
Cosa si chiede in sintesi: che Napoli e la Campania facciano sparire i rifiuti per strada e che si attui al più presto un piano a tutela dell’ambiente e della salute  dei cittadini.

Il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, il giorno dopo la messa in mora, prova ad utilizzare strumentalmente la vicenda, nel malcelato tentativo di blindare la indecente proposta di Piano Regionale rifiuti, una proposta totalmente incentrata sul recupero energetico dai rifiuti e dunque sulla termodistruzione degli stessi.
Caldoro afferma testualmente: «Il piano è blindato, la Commissione europea lo  ha confermato nella sua validità e non va cambiato perché altrimenti potremmo avere dei problemi» (Corriere del Mezzogiorno e Il Riformista del 30/09/2011).
La stampa locale e nazionale fa subito proprie queste affermazioni, ed il leitmotiv per due mesi è caratterizzato da un continuo e monocorde martellamento mediatico: l'Europa ci chiede di applicare subito il piano regionale, servono dunque nuove discariche ed inceneritori.

Purtroppo Caldoro e la stampa dimenticano che il piano regionale, secondo le regole Europee, deve essere prima di tutto sottoposto alla procedura VAS. All'Assessorato all'ambiente di osservazioni al piano dalla regione ne sono arrivate oltre 500. Quelle dei comitati e delle associazioni ambientaliste, tra cui c'è in prima linea il CO.RE.ri. - Coordinamento Regionale rifiuti della Campania, hanno sottolineato il fatto che il piano viola platealmente gli articoli 1, 4, 13 e 16 delle direttive comunitarie 2008/98/EC le quali impongono il rispetto di una precisa gerarchia in materia di gestione dei rifiuti; l’obbligo di raggiungimento di obiettivi in termini di recupero dei materiali, oltre che il divieto di conferimento in discarica di rifiuti non trattati, al fine di proteggere l’ambiente e la salute umana; nei fatti il piano invece prevede una ridondante ed ingiustificata dotazione di mastodontici impianti di incenerimento e di discariche.
Il piano appare dunque contrario alle normative comunitarie non per singoli aspetti ma nella sua intera impostazione, completamente fondata sulla combustione dei rifiuti, esattamente come il progetto fallimentare dell’era Bassolino, creato dallo stesso professore e consulente che ha redatto il piano attualetotalmente incurante delle serie pratiche di recupero e riciclo della materia.

A seguito delle affermazioni di Caldoro, il CO.RE.ri,, che già ha mantenuto una fitta corrispondenza con la Commissione europea inviando dettagliate osservazioni durante le varie fasi di stesura del piano regionale, riscrive alla stessa Commissione segnalando come la lettera di messa in mora, stia portando a legittimare, come si evince dalle parole del presidente della Regione Campania, l’applicazione di uno dei peggiori piani di gestione dei rifiuti mai adottato in Campania, che si porrebbe in aperto ed intollerabile contrasto con tutti i principi comunitari in materia di rifiuti.
E del resto, tempo prima, lo stesso Commissario all’Ambiente Janez Potocnik sul sito ufficiale della commissione aveva scritto: il Piano Regionale rifiuti della Campania deve “essere pienamente conforme ai pertinenti obblighi derivanti dal diritto dell'UE in materia ambientale e dare la priorità alla riduzione dei rifiuti, al riutilizzo e al riciclaggio; garantire l'attuazione della raccolta differenziata nell'intera regione; dotare la Campania della necessaria capacità di compostaggio.”  Ed ancora: “È molto importante che il nuovo piano di gestione dei rifiuti sia il risultato di un processo pienamente inclusivo e trasparente, al fine di creare un vasto senso di condivisione e di ottenere il sostegno di tutti i cittadini nella regione.

La Commissione Europea risponde al CO.RE.ri. con una lettera nella quale smentisce il Presidente Caldoro: nessuna “blindatura”, il Piano Regionale rifiuti può essere modificato, in particolare sulla scorta delle osservazioni presentate dal pubblico nell’ambito della Valutazione ambientale strategica in corso.

Il Coordinamento, ricevuta la lettera, informa lunedì mattina oltre 200 giornalisti. Quale referente regionale il sottoscritto riceve perfino la telefonata di una redattrice del “Il Mattino” che prima  chiede meravigliata "ma non ho capito, la Commissione europea vi ha scritto una lettera?" (del tutto ignara del fatto che sono mesi che il coordinamento è in contatto epistolare con la Commissione UE) e poi conclude "e vabbé, ma qui leggo che non vogliono incontrarvi", trascurando la "sostanza" della lettera che appare come una chiara rettifica di quanto di distorto da due mesi si va scrivendo.

Il resto dei giornali locali (Roma, Giornale di Napoli, Repubblica Napoli, Cronache di Napoli, Corriere del Mezzogiorno e le sezioni locali de il Manifesto e del Fatto Quotidiano) preferiscono il silenzio tombale. Il giorno dopo il comunicato stampa del CO.RE.ri., il risalto della lettera di risposta della Commissione UE sui giornali è pari allo zero assoluto.

Fortunatamente grazie al PeaceLink ed al tam tam telematico, nonostante questi esempi di cattivo giornalismo, sconfinante in taluni casi in una vera e propria censura, incurante in ogni caso delle "voci dal basso" della cittadinanza attiva, migliaia di letoiri continuano a poter essere messi al corrente delle verità realtive alle indecenti questioni dei rifiuti in Campania.

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