Discarica di Chiaiano: il progetto del Commissario di Governo non dà garanzie di sicurezza

9 agosto 2008 - Prof. Franco Ortolani (Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II)

Lo studio del progetto definitivo "Impianto di Discarica per rifiuti non pericolosi in località Chiaiano (NA)" elaborato dalla Ad Acta Projects s.r.l. di Modena il 28 - 07 - 08 per conto del Sottosegretario di Stato (Commissario delegato per l' Emergenza Rifiuti nella Regione Campania) ai sensi del D.L. 23-05-08, n. 90, mette in luce che esso rappresenta la non idonea rielaborazione della prima non idonea elaborazione del progetto del 23-04-2008. Analizzando scientificamente i dati disponibili si evince in maniera inequivocabile che almeno da marzo 2008 era stato deciso di realizzare la discarica nella cava del Poligono di Chiaiano senza le necessarie e propedeutiche conoscenze delle caratteristiche geologiche, idrogeologiche, geotecniche ed ambientali dell'area. Solo il giorno 26 maggio 2008 alle ore 14,00 nella sede del Commissario di Governo si è tenuta la riunione, presieduta dalla Dott.ssa Marta Di Gennaro, per la messa a punto e approvazione delle indagini geologiche, geotecniche ed ambientali del sito Cava del Poligono. E' evidente che tale procedura risulta anomala in quanto le indagini conoscitive, responsabilmente, devono essere espletate prima di inserire un sito di discarica in un DL.
Dopo la anomala decisione amministrativa, tra marzo e luglio 2008 vi è stata una affannosa attività da parte del Commissario di Governo per fare in modo che l'ARPAC e altri tecnici coinvolti convalidassero tecnicamente, e ad ogni costo, la scelta. Da questo "peccato originale" ne è disceso che non vi è stata la ricerca della "verità ambientale" ma è stata attuata una palese forzatura per dare comunque la "patente di infallibilità" agli autori della improvvisata scelta amministrativa. Vari tecnici compiacenti, e a pagamento, si sono fatti in quattro per convalidare, contro ogni buon senso, contro il rispetto delle leggi ordinarie, contro la buona tecnica e la scienza, la supremazia e l'infallibilità del "potere amministrativo" che aveva individuato la cava di Chiaiano, chissà per quali motivi.
Il Commissario di Governo, conseguentemente, non ha tenuto conto dei dati scientifici forniti dai tecnici, proposti dai Comuni di Marano e Mugnano e dai Comitati dei cittadini, durante i vari "Tavoli Tecnici" nei quali è stata evidenziata la inadeguatezza dei dati e delle elaborazioni su cui si basavano i tecnici del Commissariato di Governo. Pochi sono stati i miglioramenti "imposti": è stato raddoppiato lo spessore dello strato di argilla che dovrebbe isolare i rifiuti; si è preso atto che esiste il problema dell'instabilità delle pareti di cava (anche se non è stato risolto), che nel sottosuolo si trova una falda significativa da tutelare, che l'area è interclusa tra il Parco dei Camaldoli e le aree urbane di Chiaiano, Mugnano e Marano.
Il progetto definitivo abbonda di dati bibliografici generali e generici; è estremamente carente di dati geologici, stratigrafici, geomorfologici, geotecnici e ambientali relativi alle rocce sciolte e litoidi affioranti nella cava tanto è vero che mancano le carte geotematiche di dettaglio, elaborate da geologo esperto nel rilevamento geoambientale, fondamentali per comprendere correttamente l'assetto strutturale tridimensionale delle rocce che costituiscono le pareti della cava. Mancano la rappresentazione della struttura tridimensionale e le sezioni geologiche di dettaglio che permettono di avere un preciso quadro delle varie problematiche che caratterizzano la differente instabilità delle pareti di cava in relazione ai sedimenti sciolti di copertura (aventi spessore variabile da 10 a 15 m circa) e all'ammasso tufaceo intensamente fratturato e interessato anche da discontinuità stratigrafiche.
Ne consegue che il progettista non si è reso conto: - della stratigrafia delle rocce costituenti le pareti più alte, in particolare la sud e la est, dove l'attività estrattiva non ha asportato la copertura di piroclastiti sciolte, con spessore variabile da 10 a 15 m circa, poggianti sul tufo giallo, e che il fronte di tali sedimenti sciolti, incombenti sul piazzale di cava, è caratterizzato da evidente instabilità geomorfologica e può dare origine a colate di fango (come si riscontra in tutta la Collina dei Camaldoli) che possono invadere il piazzale di cava improvvisamente e con flussi fangosi catastrofici; - che tutto l'ammasso tufaceo è interessato da numerose discontinuità stratigrafiche e tettoniche che peggiorano significativamente le proprietà geomeccaniche delle rocce costituenti le pareti di cava rendendole instabili. Oltre al distacco di blocchi di tufo dalle pareti subverticali si possono avere collassi istantanei catastrofici anche di migliaia di metri cubi di tufo fratturato come accaduto nel 1999 in una cava distante alcune centinaia di metri con pareti del tutto simili per altezza e litologia. Il progettista, pertanto, ha dimostrato di non avere alcuna idea della gravità dei fenomeni franosi che possono interessare le pareti di cava; delle significative modificazioni attuate in passato nell'area ad ovest e a nord dell'alveo-strada che scorre sul ciglio della cava del Poligono sulla sommità delle pareti ovest e nord, dove è stato realizzato un colmamento di circa 20 m di una preesistente area di cava contigua a quella del Poligono. L'alveo strada, pertanto, scorre alla sommità di un setto di tufo alto circa 20 m e intensamente fratturato; - che i versanti boscati costituenti il bacino di Cupa del Cane, in seguito ad incendi che possono interessare fino ad oltre 20 ettari di vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea possono alimentare flussi detritico fangosi che possono raggiungere portate di varie decine di metri cubi/secondo in occasione di eventi piovosi molto intensi come testimoniato dagli eventi verificatisi il 15 settembre 2001 a pochi chilometri di distanza lungo i versanti dei Camaldoli (Pianura e Soccavo); che gli interventi di messa in sicurezza delle pareti di cava delineati nel progetto sono assolutamente inadeguati e non possono garantire la sicurezza ambientale e l'incolumità del personale che lavorerà nella eventuale discarica per circa due anni in periodi caratterizzati da condizioni climatiche tipicamente piovose.
Per quanto riguarda l'assetto geoambientale si evidenziano i seguenti errori significativi contenuti nel progetto definitivo. L'assetto strutturale reale dell'ammasso tufaceo costituente le pareti della cava è rappresentato in modo palesemente sbagliato. Il tufo, infatti, nelle sezioni fornite all'ARPAC dalla TecnoIn risulta, contro ogni evidenza oggettiva e agevolmente verificabile, un ammasso litoide compatto non interessato da discontinuità. Ne consegue che: - gli elaborati dell'ARPAC relativi alla stabilità delle pareti di cava ed in particolare quelli che evidenziano le discontinuità dell'ammasso tufaceo e l'instabilità delle pareti sono sbagliati in quanto non evidenziano le numerose discontinuità che condizionano significativamente la stabilità delle pareti come ad esempio la parete sud, dove le fratture (con inclinazione variabile tra circa 80 e 85 gradi) a franapoggio meno inclinate del pendio predispongono al crollo catastrofico almeno 20 metri di spessore di prismi tufacei e le pareti nordovest e nord alla cui sommità si trova l'alveo strada; - le verifiche di stabilità delle pareti tufacee sono palesemente sbagliate in quanto basate su un modello geologico strutturale e geotecnico sbagliato in quanto è stata effettuata la verifica di stabilità globale presupponendo erroneamente che il tufo litoide e le sovrastanti piroclastiti siano un unico materiale. Manca la verifica di stabilità relativa al pacco di piroclastiti sciolte insistenti sull'ammasso tufaceo; - i calcoli geotecnici riportati, sono errati nei presupposti, nei contenuti e conseguenzialmente nei risultati ottenuti. il progettista e gli estensori della relazione geotecnica non hanno compreso che le discontinuità presenti, caratterizzano un ammasso essenzialmente a struttura orientata con anisotropia del comportamento meccanico e che esso non è privo di ampie zone le cui condizioni di alterazione ne hanno modificato significativamente le caratteristiche originarie; - dal grafico del calcolo di verifica di stabilità dei terrazzamenti in terra stabilizzata, si evince che non sono state considerate tutte le possibili superfici di scivolamento che si possono innescare. Sono stati riportati solo i risultati dei calcoli di stabilità (comunque errati, come si può agevolmente dimostrare) senza fornire una rappresentazione degli elaborati di calcolo, così come prevede la normativa; - il deflusso massimo centenario lungo l'alveo Cupa del Cane è previsto pari a 2.8 mc/s. Esso è sottostimato in quanto non tiene conto del notevole incremento delle portate che possono raggiungere valori di alcune decine di metri cubi secondo in seguito ad incendi che devastino le aree boscate del bacino a monte; - il progettista continua a sostenere argomenti notoriamente sbagliati affermando che "la presenza di una cupola trachitica, a bassissima permeabilità, localizzata al di sotto dell'area in esame ad una quota assoluta di circa 69 m s.l.m. e spessore di circa 16 m, preserva le acque sotterranee da eventuali contaminazioni provenienti dalla superficie." La permeabilità delle lave è nota in tutto il mondo ed in particolare nell'area flegrea e vesuviana, come si evince dalla ampia bibliografia!
Il progetto definitivo e lo studio di impatto ambientale risultano carenti e non adeguati a realizzare in sicurezza una discarica nella cava di Chiaiano.
Tali affermazioni possono essere adeguatamente esplicitate in tutte le sedi che si renderanno eventualmente necessarie.
Si deve sapere, oltre al fatto che la Cava del Poligono non è ambientalmente idonea per la realizzazione di una discarica, che se non viene rapidamente ed adeguatamente elaborato un nuovo e idoneo progetto di consolidamento e messa in sicurezza delle pareti della cava e dell'alveo Cupa del Cane si porrà un pericolo reale per l'incolumità dei lavoratori durante le fasi di disinquinamento del suolo, realizzazione delle insufficienti opere di "messa in sicurezza" attualmente delineate nel progetto del Commissario di Governo, di approntamento della discarica, nonché di conferimento dei rifiuti e ripristino ambientale.
Oltre ad avere speso male risorse finanziarie pubbliche, i rappresentanti delle istituzioni coinvolte, si troverebbero anche a mettere in serio pericolo l'incolumità delle persone e l'ambiente.

Responsabilmente, si mettono in guardia i rappresentanti delle istituzioni coinvolte che prima di fare entrare nell'area di cava gli addetti ad ogni tipo di lavoro deve essere predisposto e realizzato un idoneo progetto di messa in sicurezza dell'area dal momento che quanto previsto finora non è assolutamente idoneo a garantire l'incolumità delle persone che eventualmente lavoreranno nella cava usando mezzi meccanici.
Si sottolinea che i rappresentanti delle istituzioni (anche coloro che sono molto "affezionati" al mantenimento dello stato di emergenza per 14 anni) che continuano ad affermare che l'apertura della discarica di Chiaiano è indispensabile devono, conseguentemente, preoccuparsi anche e soprattutto di verificare come la discarica, eventualmente, verrebbe realizzata.
Dopo l'opzione amministrativa che non ha tenuto conto e continua a non tenere conto delle caratteristiche geologiche, geotecniche, ambientali e urbanistiche dell'area della cava del Poligono, i rappresentanti delle istituzioni devono (dal momento che è stato accertato che il sito attualmente non è realmente idoneo), responsabilmente, verificare se gli interventi da realizzare per conquistare l'idoneità siano o meno adeguati ed idonei a raggiungere lo scopo. Devono responsabilmente accertarsi che gli interventi vengano realizzati in sicurezza per coloro che lavoreranno alla realizzazione delle varie opere, per i cittadini, l'area ospedaliera e l'ambiente.

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