Lobbycrazia e scandalo rifiuti in Campania

Vari indizi evidenziano che i vertici dei partiti dominanti e i governi sono sempre più "condizionati" dai detentori di capitale, che controllano l'economia e i mass media e che costituiscono il sistema di comando di un gruppo ristretto di persone che impongono il loro volere in base al potere derivante dalle loro ricchezze.
13 luglio 2008 - Prof. Franco Ortolani (Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II)

Vari indizi evidenziano che i vertici dei partiti dominanti e i governi sono sempre più "condizionati" dai detentori di capitale, che controllano l'economia e i mass media e che costituiscono il sistema di comando di un gruppo ristretto di persone che impongono il loro volere in base al potere derivante dalle loro ricchezze.

Lo scandalo rifiuti in Campania rappresenta emblematicamente il frutto deleterio del comando della lobbycrazia in Italia. Un'analisi scientifica degli avvenimenti che hanno caratterizzato i 14 anni di "gestione" dello scandalo rifiuti evidenziano chiare responsabilità dei governi nazionali e di imprese di livello nazionale e a cascata dei livelli amministrativi regionali con il necessario coinvolgimento di imprese locali di vario tipo. Il ruolo fondamentale avuto dai governi nazionali è testimoniato dal fatto che tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all'emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase "Visto l'art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225". Anche la n. 3639 del 11 gennaio 2008 "Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria" con la quale è stato nominato Commissario di Governo il Dr. De Gennaro si è basata sulla legge n. 225 "Istituzione del servizio nazionale della protezione civile" che ha come fine la tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Si evince che l'emergenza rifiuti degli ultimi 14 anni si è basata sulla obbligatoria e continua persistenza dello "Stato di emergenza" nel territorio regionale che ha autorizzato il Presidente del Consiglio dei Ministri di turno a ricorrere al "potere di ordinanza" avvalendosi di "commissari delegati" ai quali sono stati conferiti poteri straordinari da usare in deroga alle leggi vigenti, come risulta dalle varie ordinanze emesse nelle quali sono contenute le indicazioni delle principali norme a cui si poteva derogare con le debite motivazioni. Si sottolinea che solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, può deliberare lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi. Riflettendo scientificamente su quanto accaduto, si prospettano due soluzioni. Una prima soluzione, buonista, impone di credere che per 14 anni lo Stato Italiano, impiegando poteri speciali, non sia riuscito a risolvere il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania. Ciò sarebbe stato possibile solo se i poteri speciali fossero stati sistematicamente attribuiti da Presidenti del Consiglio dei Ministri incapaci di controllare l'operato delle persone, di loro fiducia, rivelatesi sempre assolutamente non idonee a risolvere l'emergenza rifiuti. Un'altra soluzione, sconcertante, si basa sulla possibilità che si sia fatto un malizioso e improprio uso (da parte dei vari governi nazionali succedutisi dal 1994 e di potenti imprenditori che hanno realizzato i vari interventi) del contenuto della legge 225 del 1992 per ottenere benefici a scapito dei cittadini campani. In particolare sarebbe stato artatamente mantenuto in vita uno stato di emergenza con la conseguente necessità di intervenire con poteri speciali. Per dare una idea efficace dell'appetibilità dei poteri speciali basta ricordare che se un sindaco spende denaro pubblico senza seguire le leggi che regolamentano la spesa pubblica finisce rapidamente sotto inchiesta e viene riconosciuto colpevole subendo le conseguenze previste dalle vigenti leggi. Il commissario di governo di turno, in relazione all'emergenza rifiuti in Campania, può spendere milioni di euro di pubblico denaro senza i vincoli imposti dalle leggi ordinarie. In altre parole può spendere cifre molto consistenti ricorrendo ripetutamente a trattative dirette; è autorizzato ad agire fuori legge da un sotterfugio usato spregiudicatamente dal governo nazionale.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi forniscono dati per un serio ragionamento teso a definire il quadro nel quale si sta concludendo la disastrosa emergenza rifiuti, ormai diventata "scandalo rifiuti". Il 5 luglio 2007, nel pieno dell'ennesima crisi ambientale con i rifiuti accumulati lungo le strade, sistematicamente incendiati da ignoti, è stata emanata la legge n. 87 che doveva salvare definitivamente la Campania in quanto conteneva l'individuazione delle discariche da realizzare tassativamente. Il Prefetto Pansa ha sostituito il Dr. Bertolaso come Commissario di Governo con il dovere di attuare la legge n. 87. Per sei mesi Pansa non ha attuato la legge e alla fine del 2007 ha proposto vari siti (non inseriti nella legge 80/07) da usare come discariche. Molti siti, considerata la loro reale improponibilità ambientale, sembra che siano stati indicati più per provocare le reazioni dei cittadini in modo da creare tensioni sociali e gravi situazioni emergenziali nel territorio regionale. La conseguente crisi ambientale regionale, acuitasi nel dicembre 2007, è ancora attualmente molto seria ed ha determinato consistenti ripercussioni sull'assetto socio-economico. Rileggendo l'ordinanza n. 3639 dell'11 gennaio 2008 con la quale è stato incaricato il Dr. De Gennaro si riscontra che la sua nomina si fonda sulla "...estrema gravità della situazione emergenziale in atto, tenuto conto delle tensioni sociali che impediscono la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti con riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e la conseguente necessità di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani...". Circostanza veramente singolare dal momento che il suo predecessore si è ben guardato dall'attuare la legge 87 che avrebbe evitato la crisi ambientale e socio-economica; in altre parole, la crisi si è aggravata in seguito alla non attuazione della legge 87 emanata proprio per salvare la Campania dall'emergenza rifiuti. Il Dr. De Gennaro, alla fine del suo mandato ha iniziato a realizzare le discariche che doveva costruire (tra luglio e dicembre 2007) il Commissario di Governo Pansa ben nove mesi prima. Certamente l'inattività di Pansa è stata la causa dell'estrema gravità della situazione emergenziale senza la quale non si sarebbe potuto nominare un nuovo Commissario Governativo che con nuovi poteri speciali ha irregolarmente (sulla base delle leggi ordinarie vigenti) affidato incarichi per la costruzione di nuove e costose opere, sempre in deroga alle leggi che regolano gli appalti di opere pubbliche. Dopo oltre 14 anni di inconcludenti azioni attuate da vari commissari di governo è evidente che in Campania si è giunti ad una spregiudicata istituzionalizzazione dello stato di emergenza ambientale.

In questi anni di "emergenza-scandalo rifiuti" si è ben delineata la seguente filiera.
C'è chi ha finanziato profumatamente le strutture commissariali, le opere finora realizzate, i trasporti e smaltimenti di rifiuti vari in Campania, fuori regione e all'estero. E' evidente che le risorse finanziarie utilizzate sono risorse pubbliche e sono state alimentate dalla tassazione dei cittadini. Quindi i cittadini sono i finanziatori che hanno sostenuto il proliferare di tutto quanto ha girato attorno ai commissari di governo nominati dai governi nazionali finora succedutisi ed espressione di varie coalizioni partitiche. C'è chi ha comandato e chi ha eseguito. Il fatto che dopo oltre 14 anni di costosi interventi che non hanno risolto il problema rifiuti in Campania e che i governi non abbiano mai fatto chiarezza sulle cause che impedivano la risoluzione dell'emergenza, reiterando ciecamente gli incarichi a vari Commissari di Governo affidando loro poteri straordinari, può essere attribuito solo al fatto che i governi hanno obbedito a dei comandi imposti da chi aveva forti interessi a mantenere attiva una situazione in grado di facilitare notevoli guadagni.

C'è chi ha guadagnato. Il flusso di risorse finanziarie pubbliche ingoiato dall'emergenza-scandalo rifiuti è stato consistente. Sono stati realizzati impianti che dovevano essere Cdr e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già attualmente inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti tal quale prodotti fuori legge dagli impianti definiti Ex CDR dallo stesso Commissario di Governo e dai NOE. Tutte le operazioni connesse all'emergenza rifiuti sono state eseguite da imprese che hanno utilizzato migliaia di persone e tratto notevoli guadagni. Naturalmente vi è riconoscenza da parte di tutti i beneficiati verso coloro che hanno permesso, in vario modo, i guadagni.
C'è chi rischia. Rivedendo le cronache degli anni di emergenza rifiuti si evidenzia che gravi inquinamenti ambientali, nelle aree urbane nelle quali i rifiuti giacevano per lunghi periodi e spesso venivano incendiati nelle strade, e nelle discariche eseguite spesso in siti non idonei determinando inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (ad esempio a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele) hanno spesso accompagnato l'attività commissariale. Tali evidenti situazioni di inquinamento ambientale hanno ripetutamente determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche ed agricole e produttive in genere. I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e spesso non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione Italiana. L'approccio scientifico applicato all'analisi dell'emergenza-scandalo rifiuti mette spietatamente in evidenza che i cittadini campani stanno ancora finanziando la loro autodistruzione. E' singolare che gli stessi cittadini campani hanno finanziato le attività dei Commissari di Governo le cui azioni, di fatto, non solo non hanno garantito la risoluzione del problema rifiuti ma hanno consentito notevoli guadagni per realizzare interventi che hanno incrementato il rischio per la salute e il rischio di inquinamento irreversibile per le risorse ambientali e naturali autoctone.

Il DL 90 del 23 maggio 2008, recentemente trasformato in legge "Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile" fa stancamente e ancora una volta riferimento alla "straordinaria necessità ed urgenza di adottare adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell'emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania; Considerata la gravità del contesto socioeconomico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta a rischi di natura igienicosanitaria ed ambientale; Considerate le ripercussioni in atto sull'ordine pubblico;.............". L'articolo 2 (Attribuzioni del Sottosegretario di Stato) contiene l'aspetto di maggiore pregio della nuova legge autorizzando a spendere con modalità fuori legge il denaro pubblico, in base alle leggi ordinarie e valide per tutti i cittadini, "Ai fini della soluzione dell'emergenza rifiuti nella regione Campania, il Sottosegretario di Stato, anche in deroga a specifiche disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistico territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, e fatto salvo l'obbligo di assicurare le misure indispensabili alla tutela della salute e dell'ambiente previste dal diritto comunitario, provvede, mediante procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza o con la specificità delle prestazioni occorrenti, all'attivazione dei siti da destinare a discarica, così come individuati nell'articolo 9."

Ricorrendo spregiudicatamente all'esaltazione di una imperfezione della legge 225/1992, laddove non impone un termine temporale massimo al ricorso ai poteri speciali, da 14 anni e sotto gli occhi di illustri giuristi e avvocati delle varie coalizioni partitiche di maggioranza e opposizione, la lobbycrazia sta saccheggiando le risorse economiche nazionali; sta compromettendo le risorse naturali e ambientali e l'assetto socio-economico della Campania, come una sanguisuga avida e spietata che ha come unico fine l'arricchimento che può essere garantito solo dalla non risoluzione dello scandalo rifiuti e dalla conseguente istituzionalizzazione dell'uso dei poteri straordinari che autorizzano a spendere con modalità fuori legge il denaro pubblico.

Si fa presente che dal 1994 i vari Commissari di Governo hanno continuato ad individuare discariche da attivare senza avere un quadro regionale dei siti idonei geologicamente ed ambientalmente. Le scelte sono state estemporanee e spesso sbagliate mancando di una necessaria istruttoria tecnica propedeutica, come dimostrato dalle smentite effettuate, in varie occasioni, dagli stessi Commissari di Governo.

Si ricordano gli errori palesi di individuazione effettuati negli ultimi mesi, a cavallo tra il 2007 e il 2008, quali ad esempio le proposte di discariche da realizzare a Pignataro Maggiore e Carinola in Provincia di Caserta, Morcone in Provincia di Benevento, Ex Manifattura Tabacchi e Pianura a Napoli, Padula e Caggiano in Provincia di Salerno, Somma Vesuviana in Provincia di Napoli. Le estemporanee proposte commissariali sono state riconosciute come errori dagli stessi Commissari di Governo. Se fossero state realizzate tali discariche si sarebbero determinati seri problemi ambientali e gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini che è tutelata dall'Art. 32 della Costituzione Italiana.

E' il caso di evidenziare anche alcuni fatti strani che rivelano l'improvvisazione con la quale è stato elaborato il D.L. dell'11 maggio 2007 n. 61, trasformato nella legge n. 87. Tale legge prescrive la realizzazione di una discarica nel Comune di Sant'Arcangelo Trimonte in Provincia di Benevento, dove da circa un mese, con oltre un anno di ritardo, è in corso il conferimento dei rifiuti. I cittadini che pensano che l'individuazione del sito nella citata legge discenda da una preventiva e accurata valutazione della fattibilità, in base ad una severa istruttoria tecnico-amministrativa, sbagliano! La proposta di S. Arcangelo Trimonte viene presentata al Commissario di Governo Bertolaso, inaspettatamente, il giorno 9 maggio 2007 (due giorni prima dell'emanazione del decreto legge n. 61 poi trasformato nella legge n. 87/07) con una lettera (prot. N. 0006029) del Presidente della Provincia di Benevento, On. Carmine Nardone, nella quale si evidenzia che vi era una criticità sociale per il sito di Paduli e un contenzioso giudiziario in atto sul sito di Morcone (allora sotto sequestro per una sospetta implicazione di personaggi non proprio trasparenti). In tale lettera Nardone propone il sito di S. Arcangelo Trimonte affermando che "da un primo studio effettuato, sembra che sussistano tutte le condizioni per l'idoneità del sito stesso salvo, poi, verificarle con tecnici nominati dal Comune interessato (non è stato possibile farlo data l'esiguità del tempo a disposizione". Due giorni dopo il sito è stato inserito nel DL n. 61 e successivamente nella legge n.87 come discarica che deve essere realizzata. Il DL n. 61 ha anche reso disponibile il sito sotto sequestro giudiziario di Morcone che è successivamente stato proposto e fermamente sostenuto da Pansa e dal Presidente Nardone tra novembre e dicembre 2007 fino a quando ne è stata dimostrata la non idoneità per insuperabili problemi geologici.

E' dovere primario per i rappresentanti di Pubbliche Istituzioni assicurare che
nella realizzazione di una discarica, che può avere un notevole impatto sull'ambiente, siano considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacita' di riproduzione dell'ecosistema, di garantire l'uso plurimo delle risorse e lo sviluppo sostenibile, di valutare gli effetti diretti ed indiretti sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima, sul paesaggio e sull'interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale ed ambientale, di garantire in ogni fase della procedura l'informazione e la partecipazione dei cittadini.

I poteri "straordinari" devono essere usati in maniera straordinariamente positiva da persone che sappiano governare le situazioni emergenziali con professionalità, prontezza, trasparenza, con i contributi della scienza, della tecnica e sempre ispirati al buon senso.

Solo con l'autorità e l'improvvisazione non si esce indenni da situazioni di emergenza. Si corre sempre più il rischio che per togliere i rifiuti dalle strade si distruggano anche le risorse ambientali con gravi e irreversibili minacce all'assetto socio-economico basato sulle risorse naturali (acqua e suolo).

Va detto chiaramente che il DL 90/2008 (e la legge che ne è derivata) non porta a risolvere lo scandalo rifiuti pacificamente nel rispetto dell'ambiente, delle risorse naturali e della salute di tutti i cittadini.

Conduce inevitabilmente allo scontro sociale e alla inosservanza delle risorse ambientali di importanza strategica per l'assetto socio-economico della Campania.

In tal modo la lobbycrazia continua a fare danni e a fare affari!

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