Terra dei fuochi La Regione vara il «Qr Code»: sul telefonino le analisi dei prodotti

«Cibo campano, Nord sciacallo»

Basso (Industriali): noi denigrati dai concorrenti
Intesa Regione-produttori: si potrà verificare con lo smartphone Basso, presidente Confindustria: «II Nord specula sull'emergenza
1 febbraio 2014 - Angelo Agrippa
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

«Alcuni importatori giapponesi del nostro olio hanno ricevuto un fax dai miei colleghi del Nord Italia nel quale si avvertiva che il prodotto Basso arrivava dalla Terra dei fuochi. Oltre alla concorrenza dobbiamo fare i conti con lo sciacallaggio». Lo ha denunciato il presidente di Confindustria Campania, Sabino Basso. Con il governatore Caldoro ha presentato il progetto «Qr Code» per la tutela dei prodotti agricoli. Un codice a barre bidimensionale che memorizza informazioni. Baste rà puntare il cellulare sul «OR Code» impresso sull'etichetta e compariranno tutte le informazioni sulla sicurezza e sulla tracciabilità del prodotto stesso.
NAPOLI — «Alcuni dienti, importatori giapponesi del nostro olio, hanno ricevuto un fax dai miei colleghi del Nord Italia nel quale si avvertiva che il prodotto Basso arrivava dalla Terra dei fuochi. Purtroppo, oltre alla concorrenza, dobbiamo fare i conti con lo sciacallaggio. Fare gli imprenditori dalle nostre parti è un atto eroico». Ð presidente di Confindustria Campania, l'irpino Sabino Basso, riesce a contenere la rabbia, ma non l'amarezza. Quello che fino a pochi mesi fa era il gap infrastnitturale Nord-Sud oggi è diventato una voragine abissale che inghiotte ogni sforzo di rilancio imprenditoriale: l'allarme ambientale che corre veloce nei circuiti mediatici internazionali sotto la definizione di Terra dei fuochi ha assunto, tra disordinate declinazioni di psicosi collettiva e giustissime rivendicazioni di chiarezza informativa, il valore di brand commerciale al contrario. Non è un caso se un sondaggio Datamediaha rilevato che il 75 per cento dei nostri connazionali diffida dei prodotti campa ni «Scontiamo l'appartenenza al territorio — aggiunge Basso — ma questo svantaggio, prima o poi, sarà pagato da tutto il Made in Italy. Altro che Terra dei fuochi».
Tracciabilità con smartphone Occorre imprimere un'accelerazione seria all'impegno per venirne fuo- ri. Per questo, ieri mattina, Basso ha presentato con il governatore, Stefano Caldoro; l'assessore regionale all'Agricoltura, Daniela Nugnes; il direttore dell'Istituto zooprofilattìco di Portici, Antonio Limone; il presidente della commissione Agricoltura del consiglio regionale, Pietro Foglia e i rappresentanti delle organizzazioni professionali e delle associazioni operanti nel settore, il progetto OR CODE per la tutela dei prodotti agricoli. Di cosa si tratta? «Un codice QR (in inglese Or code, abbreviazione di quick response, risposta rapida) è un codice a barre Didimensionale composto da moduli neri disposti all'interno di uno schema di forma quadrata — ha spiegato Caldoro —. Viene impiegato per memorizzare informazioni destinate ad essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. Per leggere un codice QR è sufficiente inquadrarlo con la fotocamera del cellulare dopo aver aperto l'applicazione di lettura. Al momento dell'acquisto di un prodotto, ad esempio una confezione di mozzarella di bufala campana, di insalata, un formaggio, un barattolo di pomodori, basterà puntare il cellulare sul Qr Code impresso sulla etichetta del prodotto e sullo schermo compariranno tutte le informazioni sulla sicurezza e sulla tracciabilità del prodotto stesso». La schermata invia ad un link sul sito dell'Istituto zooprofilattìco dove compariranno le seguenti informazioni: risultati delle analisi più recenti; archivio risultati precedenti analisi; geolocalizzazione dell'azienda produttrice. «L'azienda interessata all'applicazione del codice sul proprio prodotto prende contatti con noi — ha aggiunto il direttore dell'Istituto zooprifilattico di Portici — e prowederemo ad eseguire le analisi specifiche. A seconda del tipo merceologico del prodotto l'Istituto si avvale della collaborazione del Dipartimento di Agraria o del Dipartimento di Medicina Veterinaria».
Le aziende del progetto Al momento le aziende interessate al progetto sono circa 300; 242 hanno già sottoscritto la convenzione, mentre per altre 68 è in corso l'iter procédurale. Si segnalano, tra le altre, Rago Ortofrutta, Basso olio e vino, Cis di Noia, molti allevamenti e caseifici del Casertano e del Salernitano. «Dal centro agroalimentare di Napoli — ha concluso Limone — che rappresenta il terzo mercato dell'ortofrutta in Italia e il primo del Mezzogiorno e dalle aziende della Piana del Sele (la cui produzione di verdure a foglia larga rappresenta il 40 per cento dell'intera produzione europea e il 60 per cento di quella italiana) riusciamo a coprire buona parte del mercato regionale, fornendo ai consumatori dati analitici certi e garanzie di salubrità. Tra l'altro, occorre sempre ricordare che finora, con gli esami sull'inquinamento, siamo a soli due casi sospetti: un cavolfiore di Caivano e un cicorino selvatico colto a Casal di Principe».
L'appello di Nugnes Per l'assessora all'Agricoltura, Nugnes, l'allarme si è trasformato sin da subito in allarmismo: «Cavolfiori raccolti in fondi già sottoposti a sequestro da parte della magistratura e che sono stati branditi come la prova principe dell'emergenza. Invece, questi casi hanno indotto l'autorità giudiziaria ad aprire un nuovo fascicolo contro chi da custode di quei fondi ha consentito che fossero coltivati». Ma ora il problema, così come sottolineato dalla Nugnes, riguarda l'adesione delle aziende del comparto agro-alimentare al progetto QR CODE: «L'obiettivo — ha rilanciato — deve essere quello di fare aderire tutte le imprese del settore, cambiare le modalità con le quali si sta sui mercati, perché tutti capiscano che i controlli e la tracciabilità sono garanzia per i consumatori, ma soprattutto rappresentano la migliore difesa per l'eccellenza campana. Dobbiamo essere pronti ad evitare i troppi attacchi che la Campania subisce. Non vorrei che le emergenze fossero studiate a tavolino. Ma noi non ci faremo trovare impreparati».
Diana: più fondi per gli esami Ma in ogni novità si nasconde quasi sempre una difficoltà, come indica Lorenzo Diana, ex senatore e oggi presidente del Caan, il mercato ortofrutticolo di Volla: «Non si può pretendere che le aziende del comparto ortofrutticolo aderiscano senza batter ciglio al progetto OR CODE se devono sostenere anche le spese per gli esami sui loro prodotti». «Per questo — sostiene Diana — è necessario chiedere che nel decreto sia prevista la copertura finanziaria per questi controlli. Solo così riusciremo a coinvolgere il cinquanta per cento del comparto. Pensi — ha poi spiegato — che ogni esame su un prodotto ortofrutticolo viene a costare dai 100 ai 120 euro, mentre in virtù della convenzione con l'Istituto zooprofilattico di Portici il costo si riduce a 70 euro per ogni campione esaminato. Sarebbe sufficiente una copertura finanziaria di pochi milioni di euro per acquistare almeno una decina di macchi- nari in grado di certificare la salubrità del prodotto, considerato che ogni macchina costa circa 150 mila euro e i mezzi attualmente in dotazione alllstituto di Portici non consentono di accelerare i controlli e fare presto».
Chi non ha uno smartphone? Infine, ora che è possibile identificare un prodotto, chi non possiede uno smartphone come può essere rassicurato? «Il QR CODE — ha risposto Limone — impresso sul prodotto è già indice di garanzia e salubrità visto che ciò che non supera i controlli non viene messo sul mercato»

 

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