Testimone del saccheggio Nella biblioteca c'erano anche telecamere con videoregistratore, con immagini visibili da remoto

Girolamini, il custode in tribunale: De Caro? Più dannoso del terremoto

Il racconto di Berardi al processo per la sparizione di migliaia di volumi: «Dopo la sua direzione ci sono vuoti enormi, la biblioteca è distrutta»
12 dicembre 2013 - Titti Beneduce
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Alla biblioteca dei Girolamini cominciò a lavorare nel 1976, all'età di vent'anni. Da allora ne sono successe di cose che hanno reso complicato prendersi cura dei volumi antichi: ma per Piergianni Berardi, custode - factotum della struttura, l'evento più grave, il colpo più forte per la preziosa collezione è stato l'arrivo, nel giugno del 2011, di Marino Massimo De Caro. Berardi, premiato assieme alla sorella Maria Rosana dal presidente Napolitano con la nomina a Cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica, ha deposto ieri in aula al processo in cui De Caro e l'ex conservatore don Sandro Marsano, tra gli altri, sono imputati di associazione per delinquere (per il peculato l'ex direttore è già stato condannato a sette anni al termine del processo con rito abbreviato). Il dibattimento si sta svolgendo davanti alla I sezione del Tribunale, collegio C, presieduta da Nicola Russo. Emozionato, impacciato («Sto andando nel pallone», si è lasciato sfuggire) ha risposto prima alle domande del pm Michele Fini, titolare dell'inchiesta assieme ai colleghi Antonella Serio e Ïàã³à Sasso del Verme, poi a quelle degli avvocati del collegio difensivo. Oltre che una testimonianza di come precipitò la situazione della biblioteca nell'estate del 2011, le sue parole sono state la ricostruzione di una fetta di storia lunga quasi quarant'anni. Che si potrebbe sintetizzare così: neppure all'epoca del terremoto, quan do decine di sfollati occuparono il monumento dei Girolamini, qualcuno si azzardò a toccare i libri. Ora, invece, intere scaffalature sono vuote. Le sale sono nel caos. «La sera del 23 novembre 1980, quella del terremoto - ha ricordato Berardi - la biblioteca fu danneggiata. Corremmo Ãé per vedere i danni (io abito nelle vicinanze) e di lì a poco sopraggiunsero i terremotati, che si accamparono nel complesso monumentale ma non toccarono i libri. Nei giorni successivi la Soprintendenza fece installare porte blindate a protezione delle sale e il primo antifurto. Io, per mia iniziativa, facevo turni di vigilanza. Ne abbiamo fatte di nottate...». Negli anni successivi l'impianto antifurto fu migliorato; furono installate barriere antitaccheggio, mai però entrate in funzione, e negli anni Novanta le prime telecamere. «Ogni due anni circa - ha spiegato il teste si faceva una verifica e un riordino dei volumi, sotto la direzione di padre Ferrara, il precedente direttore. Ciascun libro aveva una scheda che, in caso di spostamento del libro stesso, veniva messa in un cassetto». Gli studiosi potevano prendere in prestito i volumi, fino a un massimo di tré al giorno, e consultarli: spesso mancavano i fondi e c'erano grandi difficoltà, ha sottolineato Berardi, ma non era mai mancato nessun libro e la biblioteca restava fruibile. Poi, nel 2010, padre Ferrara mori. Ci fu un breve interregno fino a che, nel giugno del 2011, giunse improvvisa la nomina di De Caro (padre Marsano era già stato designato conservatore del complesso monumentale). La prima spia che qualcosa stavc cambiando fu la richiesta fatta a Piergiann Berardi di consegnare le chiavi dell'ingresse principale, quello di via Duomo 114. Poi i custode dovette cedere le altre chiavi. Peí un periodo gli venne chiesto continuamente di disattivare l'impianto di allarme, «perché doveva arrivare il professore De Caro» Infine padre Marsano gli ordinò di non installarlo più. Nella biblioteca c'erano ancht telecamere con un videoregistratore, le cu immagini erano visibili anche da remoto: fi così, come hanno raccontato i giornali d mezzo mondo quando la biblioteca fu sequestrata e De Caro arrestato, che da casa sua di notte, Berardi vedeva De Caro e i suoi collaboratori aggirarsi per le sale, riempire scateloni, spostare libri; vedeva furgoni che entravano nel giardino del complesso e si avvicinavano alla scala; vide, unasera, De Care coprire la telecamera con uno straccio. «À chi dovevo dirlo? Non importava a nessuno Ne parlai con Marsano, ma mi rispose ch( De Caro aveva pieni poteri». In che stato sia ridotta ora la bibliotecs dei Girolamini l'hanno spiegato gli esperì: cui il Ministero ha demandato l'ispezione delle sale e la verifica dei danni. A mode suo, Berardi lo ha detto così: «Ci sono vuot: enormi, intere scaffalature completamenti vuote. La biblioteca è distrutta. E stato fatte proprio... Io francamente non riesco più a dormire».

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