Cultura in crisi Studi filosofici, il presidente lancia strali contro Caldoro: «Non mi riceve»

Marotta: «Addio miei cari libri» Marotta: perdo i miei libri e Caldoro non mi riceve

L'avvocato: «Il 28 ottobre riconsegnerò le chiavi del deposito dove sono custoditi 10 mila volumi»
18 ottobre 2013 - Mirella Armiero
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

L'avvocato Gerardo Marotta si aggira desolato nei sotterranei di via Monte di Dio dove sono conservati circa diecimila volumi: «È una nuova spoliazione terribile per Napoli. Questa città ha storicamente subito perdite immani di libri preziosi, da quelli di Alfonso d'Aragona fino ai rarissimi codia dei Girolamini. Le biblioteche napoletane sono votate alla distruzione e ora, dopo tutte le promesse che mi sono state fatte, quella dell'Istituto studi filosofici inizia a essere smembrata»
NAPOLI — «È una nuova spoliazione terribile per Napoli. Questa città ha storicamente subito perdite immani di libri preziosi, da quelli di Alfonso d'Aragona fino ai rarissimi codici di Girolamini. Le biblioteche napoletane sono votate alla distruzione e ora, dopo tutte le promesse che mi sono state fatte, quella dell'Istituto studi filosofici inizia a essere smembrata».
L'avvocato Gerardo Marotta si aggira desolato nei sotterranei di via Monte di Dio dove sono conservati circa diecimila volumi. Proprio queste sale piene di scaffali, colme di carte fino all'inverosimile, dal 28 di questo mese gli saranno precluse. L'avvocato dovrà riconsegnarne le chiavi al proprietario a cui l'Istituto non è più in condizione di pagare l'affitto. E il primo atto concreto di un dramma annunciato da tempo. Ma i libri andranno persi? «Se il proprietario ci farà emtrare potremo ancora consultarli, ma per quanto tempo? E poi cosa accadrà? Il nostro padrone di casa vuole rientrare in possesso dei locali, ma seppure avessimo dove portare questa immensa mole di volumi, chi si accollerebbe il costo del trasloco?».
Dell'allarme biblioteca si parla da quando l'Istituto ha dovuto trasferire alcune casse di libri in un deposito di Casoria. Il Comune di Napoli offrì la disponibilità dell'Albergo dei Poveri per conservare i libri. «Ma dopo un sopralluogo constatammo che non c'erano le condizioni. Per custodire i volumi ci vogliono alcuni requisiti: una scaffalatura capiente, la guardiania e la mancanza di umidità. All'Albergo dei Poveri c'erano già infiltrazioni d'acqua. Come si poteva accettare?». L'avvocato continua a sfiorare con delicatezza i volumi, accarezza le copertine, rilegge titoli, ciascuna pubblicazione gli ricorda un pezzo di storia del «suo» Istituto. Marotta ha voluto «salutare» di persona i libri in pericolo, procedendo a piccoli passi e con fatica, ma con il solito piglio combattivo e giacobino. Prima della discesa, sotto il portone di Palazzo Serra di Cassano è stato festosamente travolto da torme di studenti: ieri si inaugurava una mostra sulle Quattro giornate di Napoli e la partecipazione dei ragazzi alle iniziative dell'Istituto è stata come sempre molto significativa. Quasi miracolosamente Palazzo Serra di Cassano continua a svolgere attività culturali, più o meno a costo zero, con alle spalle debiti pregressi dovuti in gran parte ai mancati pagamenti dei tondi previsti. «Molti studiosi stranieri ormai si pagano tutto da soli, perfino il taxi. Ma a numerosi seminari abbiamo dovuto rinunciare. Per esempio è la prima volta dopo vent'anni che non invitiamo Remo Bodei». Saliamo al primo piano di un altro edificio di Monte di Dio, anche qui l'avvocato non rinuncia a una ricognizione personale e si inerpica sulla ripida scala a chiocciola. Questi locali sono ancora in mano all'Istituto ma su di un tavolo fa bella mostra di sé un pacco di libri pignorati. «Naturalmente sono i più preziosi, anche del Settecento». Le sale si aprono una nell'altra e mostrano il loro prezioso fardello. In realtà la destinazione finale dei volumi è stata da tempo individuata: si tratta dei locali regionali dell'ex Coni in piazza Santa Maria degli Angeli, dove peraltro sono in corso i lavori. «Ma rischiamo di arrivare tardi, quando i libri non ci saranno più: per quei lavori che sono di consolidamento strutturale occorrono anni, ma non possiamo pagare il fitto di tutti questi depositi fino a che non sarà pronta quella sede. E dire che il presidente Caldoro non ha mai voluto ricevermi... ho cercato molte volte di ottenere un appuntamento, ma invano. Mi avrebbe fatto piacere parlargli di persona». E il ministero? Bray non è stato borsista dell'Istituto? Non è sensibile alla sua sorte? «So che aspetta una relazione sullo stato delle cose, ma anche lì i tempi sono lunghi». Con il Miur invece l'Istituto ha in corso un contenzioso per l'esclusione da un bando di finanziamento per dodici milioni di euro nel 2002. Il Tar del Lazio prima e il Consiglio di Stato poi, con sentenza passata in giudicato, hanno riconosciuto le ragioni deiristituto e giudicato illegittima l'esclusione. Dunque Marotta dovrà essere ricollocato nella graduatoria del bando e ricevere un risarcimento. Ma anche questi soldi, più di dieci milioni di euro che potrebbero sanare la situazione dell'Istituto, stentano ad arrivare. E a minacciare la sopravvivenza del prestigioso istituto culturale prima di tutto il debito verso l'Agenzia delle Entrate e l'Inps (in gran parte già rilevato dall'Equitalia) che, da solo, ammonta ad oltre cinque milioni di euro. Poi ci sono appunto i costi delle locazioni dei depositi per il patrimonio librario. «Inoltre l'Istituto è stato privato del tutto dei contributi nel 2010, nel 2011 (con la sola eccezione di un finanziamento pari a poco più del 30 per cento dell'ammontare del contributo per il 2009), nel 2012 e, finora, anche nel 2013, e ciò a differenza di altre istituzioni alle quali il contributo annuale è stato solo ridotto, e in genere in misura non superiore al 30 per cento. Eppure riusciamo ancora ad attrarre a Napoli grandi studiosi, la politica però non lo capisce più». Infine, uscendo dai locali ingombri, Marotta lancia un messaggio di solidarietà con la libreria Guida di Port'Alba, alle prese con analoghe difficoltà economiche. «Le librerie non dovrebbero mai chiudere, quella di Guida con la sua Saletta Rossa è un luogo storico, dove si è fatta cultura. Sono triste anche per loro».

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